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martedì 11 gennaio 2011

21 aprile 2007 - Il Papa: 'Lavorare per la famiglia'

Benedetto XVI in visita pastorale a Vigevano e Pavia. ‘Sono venuto tra voi soprattutto per incoraggiarvi ad essere ardimentosi testimoni di Cristo. E’ la fiduciosa adesione alla sua parola – ha detto il Papa presiedendo la Messa a Vigevano - che renderà fruttuosi i vostri sforzi pastorali. Quando il lavoro nella vigna del Signore sembra risultare vano, come la fatica notturna degli Apostoli, non bisogna dimenticare che Gesù è in grado di ribaltare tutto in un momento’. Solo ‘Dio – ha aggiunto il Pontefice – sa quando è il tempo di intervenire. Ed allora, come la docile adesione alla parola del Signore fece sì che si riempisse la rete dei discepoli, così in ogni tempo, anche nel nostro, lo Spirito del Signore può rendere efficace la missione della Chiesa nel mondo’. Prendendo spunto dall’episodio evangelico della pesca miracolosa Papa Benedetto ha ricordato che questa scena ‘è ammonimento perenne per la Chiesa di tutti i tempi: da soli, senza Gesù, non possiamo fare nulla! Nell’impegno apostolico non bastano le nostre forze: senza la Grazia divina il nostro lavoro, pur ben organizzato, risulta inefficace’. Infine un appello in difesa della famiglia colonna ‘portante della vita sociale, per cui solo lavorando in favore delle famiglie si può rinnovare il tessuto della comunità ecclesiale e della stessa società civile’.

sabato 6 febbraio 2010

18 dicembre 2005 - Il Papa e la gioia del Natale

Prima visita pastorale in una parrocchia romana per Benedetto XVI. Il Papa ha scelto Santa Maria Consolatrice a Casal Bertone, e per lui è un ritorno a casa dato che da cardinale è stato il Titolare di questa chiesa. Nell'omelia il Pontefice si sofferma su due aspetti specifici del Vangelo: la gioia e il 'non temere'. Sul primo argomento Papa Benedetto rileva come 'la prima parola del Nuovo Testamento è un invito alla gioia: "gioisci, rallegrati!". Il Nuovo Testamento è veramente "Vangelo", la "Buona Notizia" che ci porta gioia. Dio non è lontano da noi, sconosciuto, enigmatico, forse pericoloso. Dio è vicino a noi, così vicino che si fa bambino, e noi possiamo dare del "tu" a questo Dio'. Con un accento autocritico il Papa spiega che i cattolici del mondo di oggi hanno perso il gusto della gioia. 'Forse noi cattolici, che lo sappiamo da sempre, non siamo più sorpresi, non avvertiamo più con vivezza questa gioia liberatrice. Ma se guardiamo al mondo di oggi, dove Dio è assente, dobbiamo constatare che anch’esso è dominato dalle paure, dalle incertezze: è bene essere uomo o no? è bene vivere o no? è realmente un bene esistere? o forse è tutto negativo? E vivono in realtà in un mondo oscuro, hanno bisogno di anestesie per potere vivere. Così la parola: "gioisci, perché Dio è con te, è con noi", è parola che apre realmente un tempo nuovo. Carissimi, con un atto di fede dobbiamo di nuovo accettare e comprendere nella profondità del cuore questa parola liberatrice: gioisci!'. A questo punto Benedetto XVI nota come il vero regalo di Natale non sia questo o quel dono, bensì sia la gioia. 'Questo è il vero impegno dell’Avvento: portare la gioia agli altri. La gioia è il vero dono di Natale, non i costosi doni che impegnano tempo e soldi. Questa gioia noi possiamo comunicarla in modo semplice: con un sorriso, con un gesto buono, con un piccolo aiuto, con un perdono. Portiamo questa gioia e la gioia donata ritornerà a noi'. Papa Ratzinger, concludendo l'omelia, ricorda come i credenti possano sempre contare sull'aiuto di Dio. Fino all'ultimo. 'Ho già rilevato che questo nostro mondo è un mondo di paure: paura della miseria e della povertà, paura delle malattie e delle sofferenze, paura della solitudine, paura della morte. Abbiamo, in questo nostro mondo, un sistema di assicurazioni molto sviluppato: è bene che esistano. Sappiamo però - rammenta il Pontefice - che nel momento della sofferenza profonda, nel momento dell’ultima solitudine della morte, nessuna assicurazione potrà proteggerci. L'unica assicurazione valida in quei momenti è quella che ci viene dal Signore che dice anche a noi: "Non temere, io sono sempre con te". Possiamo cadere, ma alla fine cadiamo nelle mani di Dio e le mani di Dio sono buone mani'.

14 dicembre 2005 - Il Papa: 'Dio è sempre con noi'

E' il Salmo 138 a fare da filo conduttore dell'Udienza Generale che il Papa ha presieduto stamane. Commentando il testo biblico, Benedetto XVI ha ricordato ai fedeli che 'Dio sa tutto ed è presente accanto alla sua creatura, che a Lui non può sottrarsi. La sua non è però una presenza incombente e ispettiva; certo, il suo è anche uno sguardo severo nei confronti del male davanti al quale non è indifferente'. Da Dio, ha spiegato ancora il Pontefice, ogni uomo può aspettarsi un aiuto. 'La sua mano è sempre pronta ad afferrare la nostra per guidarci nel nostro itinerario terreno. È, dunque, una vicinanza non di giudizio che incuta terrore, ma di sostegno e di liberazione. E così possiamo capire qual è l'ultimo, essenziale contenuto di questo Salmo: è un canto di fiducia. Dio è sempre con noi. Anche nelle notti più oscure della nostra vita, non ci abbandona. Anche nei momenti più difficili, rimane presente. E anche nell'ultima notte, nell'ultima solitudine nella quale nessuno può accompagnarci, nella notte della morte, il Signore non ci abbandona. Ci accompagna anche in questa ultima solitudine della notte della morte. E perciò noi cristiani possiamo essere fiduciosi: non siamo mai lasciati soli. La bontà di Dio è sempre con noi'.