'San Paolo si era donato al Vangelo con tutta la sua esistenza; potremmo dire ventiquattr’ore su ventiquattro! E compiva il suo ministero con fedeltà e con gioia, per salvare ad ogni costo qualcuno'. Lo ha detto il Papa nel corso della consueta Udienza Generale del mercoledì. Benedetto XVI ha poi ribadito che anche oggi la missione degli apostoli di Cristo deve essere quella di 'collaboratori della vera gioia'.
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venerdì 4 febbraio 2011
10 settembre 2008 - Il Papa: 'Gli apostoli sono collaboratori della gioia'
'San Paolo si era donato al Vangelo con tutta la sua esistenza; potremmo dire ventiquattr’ore su ventiquattro! E compiva il suo ministero con fedeltà e con gioia, per salvare ad ogni costo qualcuno'. Lo ha detto il Papa nel corso della consueta Udienza Generale del mercoledì. Benedetto XVI ha poi ribadito che anche oggi la missione degli apostoli di Cristo deve essere quella di 'collaboratori della vera gioia'.
martedì 1 febbraio 2011
10 agosto 2008 - Dal Papa appello per la Georgia
Secondo Angelus a Bressanone per Benedetto XVI che ha ricordato la recente Giornata Mondiale della Gioventù. ‘Quei giovani – ha detto il Papa - sono stati un segno di gioia autentica, a tratti chiassosa ma sempre pacifica e positiva. Malgrado fossero tanti, non hanno causato disordini né recato alcun danno. Per essere allegri non hanno avuto bisogno di ricorrere a modi sguaiati e violenti, all’alcool e a sostanze stupefacenti. C’era in essi la gioia di incontrarsi e di scoprire insieme un mondo nuovo’. Il Pontefice ha poi confrontato quei giovani con i loro coetanei che ‘che, in cerca di false evasioni, consumano esperienze degradanti che sfociano non di rado in sconvolgenti tragedie? E’ questo un tipico prodotto dell’attuale cosiddetta società del benessere che, per colmare un vuoto interiore e la noia che lo accompagna, induce a tentare esperienze nuove, più emozionanti, più estreme. Anche le vacanze rischiano così di dissiparsi in un vano inseguire miraggi di piacere. Ma in questo modo lo spirito non riposa, il cuore non prova gioia e non trova pace, anzi, finisce per essere ancora più stanco e triste di prima’. Questa riflessione – ha spiegato Papa Ratzinger – ‘vale per noi tutti: la persona umana si rigenera veramente solo nel rapporto con Dio’. Benedetto XVI ha poi espresso preoccupazione per la situazione in Georgia. ‘E’ mio vivo auspicio – è stato il suo appello - che cessino immediatamente le azioni militari e che ci si astenga, anche in nome della comune eredità cristiana, da ulteriori confronti e ritorsioni violente, che possono degenerare in un conflitto di ancor più vasta portata; si riprenda, invece, risolutamente il cammino del negoziato e del dialogo rispettoso e costruttivo, evitando così ulteriori, laceranti sofferenze a quelle care popolazioni’. Il Papa ha chiesto l’impegno della Comunità internazionale ‘per sostenere e promuovere iniziative volte a raggiungere una soluzione pacifica e duratura, in favore di una convivenza aperta e rispettosa’.
sabato 29 gennaio 2011
27 aprile 2008 - Il Papa: 'Il sacerdote trasmetta la gioia di Cristo'
Il Papa ha proceduto stamane, nella Basilica di San Pietro, all’ordinazione presbiterale di 29 diaconi. La vostra missione – ha detto Benedetto XVI ai neosacerdoti - è recare il Vangelo a tutti, perché tutti sperimentino la gioia di Cristo e ci sia gioia in ogni città’. ‘Per essere collaboratori della gioia degli altri, in un mondo spesso triste e negativo – ha aggiunto il Pontefice - bisogna che il fuoco del Vangelo arda dentro di voi, che abiti in voi la gioia del Signore. Allora solo potrete essere messaggeri e moltiplicatori di questa gioia recandola a tutti, specialmente a quanti sono tristi e sfiduciati’.
giovedì 20 gennaio 2011
16 dicembre 2007 - Il Papa: 'La felicità non è un idolo'
Benedetto XVI ha visitato stamane la parrocchia di Santa Maria del Rosario di Pompei alla Magliana con la dedicazione della chiesa. Nell’omelia il Papa ha osservato che ‘anche oggi, pur in forme diverse, il messaggio salvifico di Cristo viene contrastato e i cristiani, in altri modi ma non meno di ieri, sono chiamati a rendere ragione della loro speranza, a offrire al mondo la testimonianza della Verità dell’Unico che salva e redime! Questa nuova chiesa sia pertanto uno spazio privilegiato per crescere nella conoscenza e nell’amore di Colui che tra pochi giorni accoglieremo nella gioia del suo Natale come Redentore del mondo e nostro Salvatore’. Al termine del rito il Papa è tornato in Vaticano per la recita dell’Angelus nel quale ha ricordato che ‘la gioia entra nel cuore di chi si pone al servizio dei piccoli e dei poveri. In chi ama così, Dio prende dimora, e l’anima è nella gioia. Se invece si fa della felicità un idolo, si sbaglia strada ed è veramente difficile trovare la gioia di cui parla Gesù’. ‘E’ questa, purtroppo – ha concluso il Pontefice - la proposta delle culture che pongono la felicità individuale al posto di Dio, mentalità che trova un suo effetto emblematico nella ricerca del piacere ad ogni costo, nel diffondersi dell’uso di droghe come fuga, come rifugio in paradisi artificiali, che si rivelano poi del tutto illusori’.
mercoledì 5 gennaio 2011
10 dicembre 2006 - Il Papa: 'La gioia di Dio è la nostra forza'
Benedetto XVI ha visitato stamane la Parrocchia di Santa Maria Stella dell’Evangelizzazione al Torrino. Ai fedeli radunati in chiesa il Papa ha spiegato che questa 'esiste perché in essa incontriamo Cristo, il Figlio del Dio vivente. La chiesa è il luogo d'incontro con il Figlio del Dio vivente e così è il luogo d'incontro tra di noi. È questa la gioia che Dio ci dà: che Egli si è fatto uno di noi, che noi possiamo quasi toccarlo e che Egli vive con noi. La gioia di Dio realmente è la nostra forza'. Il Pontefice è poi tornato sul significato dell'Avvento. Un tempo per 'andare incontro al Signore che ci viene incontro'.
sabato 6 febbraio 2010
18 dicembre 2005 - Il Papa e la gioia del Natale
Prima visita pastorale in una parrocchia romana per Benedetto XVI. Il Papa ha scelto Santa Maria Consolatrice a Casal Bertone, e per lui è un ritorno a casa dato che da cardinale è stato il Titolare di questa chiesa. Nell'omelia il Pontefice si sofferma su due aspetti specifici del Vangelo: la gioia e il 'non temere'. Sul primo argomento Papa Benedetto rileva come 'la prima parola del Nuovo Testamento è un invito alla gioia: "gioisci, rallegrati!". Il Nuovo Testamento è veramente "Vangelo", la "Buona Notizia" che ci porta gioia. Dio non è lontano da noi, sconosciuto, enigmatico, forse pericoloso. Dio è vicino a noi, così vicino che si fa bambino, e noi possiamo dare del "tu" a questo Dio'. Con un accento autocritico il Papa spiega che i cattolici del mondo di oggi hanno perso il gusto della gioia. 'Forse noi cattolici, che lo sappiamo da sempre, non siamo più sorpresi, non avvertiamo più con vivezza questa gioia liberatrice. Ma se guardiamo al mondo di oggi, dove Dio è assente, dobbiamo constatare che anch’esso è dominato dalle paure, dalle incertezze: è bene essere uomo o no? è bene vivere o no? è realmente un bene esistere? o forse è tutto negativo? E vivono in realtà in un mondo oscuro, hanno bisogno di anestesie per potere vivere. Così la parola: "gioisci, perché Dio è con te, è con noi", è parola che apre realmente un tempo nuovo. Carissimi, con un atto di fede dobbiamo di nuovo accettare e comprendere nella profondità del cuore questa parola liberatrice: gioisci!'. A questo punto Benedetto XVI nota come il vero regalo di Natale non sia questo o quel dono, bensì sia la gioia. 'Questo è il vero impegno dell’Avvento: portare la gioia agli altri. La gioia è il vero dono di Natale, non i costosi doni che impegnano tempo e soldi. Questa gioia noi possiamo comunicarla in modo semplice: con un sorriso, con un gesto buono, con un piccolo aiuto, con un perdono. Portiamo questa gioia e la gioia donata ritornerà a noi'. Papa Ratzinger, concludendo l'omelia, ricorda come i credenti possano sempre contare sull'aiuto di Dio. Fino all'ultimo. 'Ho già rilevato che questo nostro mondo è un mondo di paure: paura della miseria e della povertà, paura delle malattie e delle sofferenze, paura della solitudine, paura della morte. Abbiamo, in questo nostro mondo, un sistema di assicurazioni molto sviluppato: è bene che esistano. Sappiamo però - rammenta il Pontefice - che nel momento della sofferenza profonda, nel momento dell’ultima solitudine della morte, nessuna assicurazione potrà proteggerci. L'unica assicurazione valida in quei momenti è quella che ci viene dal Signore che dice anche a noi: "Non temere, io sono sempre con te". Possiamo cadere, ma alla fine cadiamo nelle mani di Dio e le mani di Dio sono buone mani'.
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