Benedetto XVI ha firmato stamane l’Enciclica Spe Salvi, la seconda del suo Pontificato, dedicata alla speranza cristiana. ‘Speranza – ha scritto il Papa - è una parola centrale della fede biblica al punto che in diversi passi le parole fede e speranza sembrano interscambiabili’. Il Pontefice ha poi rilevato che ‘possiamo soltanto presagire che l’eternità non sia un continuo susseguirsi di giorni del calendario, ma qualcosa come il momento colmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità. Sarebbe il momento dell’immergersi nell’oceano dell'infinito amore, nel quale il tempo — il prima e il dopo — non esiste più. Dobbiamo pensare in questa direzione, se vogliamo capire a che cosa mira la speranza cristiana, che cosa aspettiamo dalla fede, dal nostro essere con Cristo’. Il Pontefice ha ammesso che ‘noi abbiamo bisogno delle speranze — più piccole o più grandi — che, giorno per giorno, ci mantengono in cammino. Ma senza la grande speranza, che deve superare tutto il resto, esse non bastano. Questa grande speranza può essere solo Dio. Dio è il fondamento della speranza, — non un qualsiasi dio, ma quel Dio che ha un volto umano e che ci ha amati sino alla fine. Solo il suo amore ci dà la possibilità di perseverare giorno per giorno, senza perdere lo slancio della speranza, in un mondo che, per sua natura, è imperfetto’. Papa Benedetto punta infine l’indice contro le false speranze, su tutte il marxismo. Marx – ha osservato il Pontefice - ‘ha dimenticato che l’uomo rimane sempre uomo. Ha dimenticato che la libertà rimane sempre libertà, anche per il male. Pensava che una volta sistemata l’economia, tutto sarebbe stato a posto. Il suo vero errore è il materialismo’.
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martedì 18 gennaio 2011
30 novembre 2007 - Il Papa firma l'Enciclica Spe Salvi
Benedetto XVI ha firmato stamane l’Enciclica Spe Salvi, la seconda del suo Pontificato, dedicata alla speranza cristiana. ‘Speranza – ha scritto il Papa - è una parola centrale della fede biblica al punto che in diversi passi le parole fede e speranza sembrano interscambiabili’. Il Pontefice ha poi rilevato che ‘possiamo soltanto presagire che l’eternità non sia un continuo susseguirsi di giorni del calendario, ma qualcosa come il momento colmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità. Sarebbe il momento dell’immergersi nell’oceano dell'infinito amore, nel quale il tempo — il prima e il dopo — non esiste più. Dobbiamo pensare in questa direzione, se vogliamo capire a che cosa mira la speranza cristiana, che cosa aspettiamo dalla fede, dal nostro essere con Cristo’. Il Pontefice ha ammesso che ‘noi abbiamo bisogno delle speranze — più piccole o più grandi — che, giorno per giorno, ci mantengono in cammino. Ma senza la grande speranza, che deve superare tutto il resto, esse non bastano. Questa grande speranza può essere solo Dio. Dio è il fondamento della speranza, — non un qualsiasi dio, ma quel Dio che ha un volto umano e che ci ha amati sino alla fine. Solo il suo amore ci dà la possibilità di perseverare giorno per giorno, senza perdere lo slancio della speranza, in un mondo che, per sua natura, è imperfetto’. Papa Benedetto punta infine l’indice contro le false speranze, su tutte il marxismo. Marx – ha osservato il Pontefice - ‘ha dimenticato che l’uomo rimane sempre uomo. Ha dimenticato che la libertà rimane sempre libertà, anche per il male. Pensava che una volta sistemata l’economia, tutto sarebbe stato a posto. Il suo vero errore è il materialismo’.
martedì 2 marzo 2010
18 gennaio 2006 - Il Papa annuncia l'enciclica Deus caritas est
A 9 mesi dalla sua elezione al Soglio pontificio, Benedetto XVI ha annunciato questa mattina - al termine dell'Udienza Generale - la pubblicazione della sua prima enciclica, intitolata Deus caritas est. 'In questa Enciclica - ha spiegato il Papa - vorrei mostrare il concetto di amore nelle sue diverse dimensioni. Oggi, nella terminologia che si conosce, amore appare spesso molto lontano da quanto pensa un cristiano se parla di carità. Da parte mia, vorrei mostrare che si tratta di un unico movimento con diverse dimensioni'. 'Cerco anche di dimostrare - ha aggiunto - come l’atto personalissimo che ci viene da Dio sia un unico atto di amore. Esso deve anche esprimersi come atto ecclesiale, organizzativo. Se è realmente vero che la Chiesa è espressione dell’amore di Dio, di quell’amore che Dio ha per la sua creatura umana, deve essere anche vero che l’atto fondamentale della fede che crea e unisce la Chiesa e ci dà la speranza della vita eterna e della presenza di Dio nel mondo, genera un atto ecclesiale. In pratica la Chiesa, anche come Chiesa, come comunità, in modo istituzionale, deve amare'.
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