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venerdì 11 febbraio 2011

20 maggio 2009 - Il Papa: 'In Terra Santa torni la pace'

L’odierna Udienza Generale è stata dedicata da Benedetto XVI al Viaggio Apostolico in Terra Santa. ‘In quella Terra benedetta da Dio – ha osservato il Papa - sembra a volte impossibile uscire dalla spirale della violenza. Ma nulla è impossibile a Dio e a quanti confidano in Lui! Per questo la fede nell’unico Dio giusto e misericordioso, che è la più preziosa risorsa di quei popoli, deve poter sprigionare tutta la sua carica di rispetto, di riconciliazione e di collaborazione’. Tra i momenti più toccanti – per il tedesco Joseph Ratzinger – la visita a Yad Vashem. ‘Ogni persona umana è sacra, ed il suo nome è scritto nel cuore del Dio eterno. Mai va dimenticata – ha sottolineato il Pontefice - la tremenda tragedia della Shoah! Occorre al contrario che sia sempre nella nostra memoria quale monito universale al sacro rispetto della vita umana, che riveste sempre un valore infinito’.

11 maggio 2009 - Il Papa visita lo Yad Vashem

Il Papa tedesco ha reso omaggio alle vittime della Shoah al Memoriale di Yad Vashem. Qui Benedetto XVI ha ribadito che ‘la Chiesa Cattolica prova profonda compassione per le vittime qui ricordate. Alla stessa maniera, essa si schiera accanto a quanti oggi sono soggetti a persecuzioni per causa della razza, del colore, della condizione di vita o della religione – le loro sofferenze sono le sue e sua è la loro speranza di giustizia’. Il grido delle vittime – ha aggiunto il Pontefice – ‘si leva contro ogni atto di ingiustizia e di violenza. È una perenne condanna contro lo spargimento di sangue innocente’.

11 maggio 2009 - Il Papa in Israele: 'Onorare le vittime della Shoah'

Lasciata la Giordania, il Papa ha raggiunto Israele. A Tel Aviv Benedetto XVI ha subito ricordato che ‘il popolo ebraico ha sperimentato le terribili conseguenze di ideologie che negano la fondamentale dignità di ogni persona umana. È giusto e conveniente che, durante la mia permanenza in Israele, io abbia l’opportunità di onorare la memoria dei sei milioni di Ebrei vittime della Shoah, e di pregare affinché l’umanità non abbia mai più ad essere testimone di un crimine di simile enormità’. Il Pontefice ha poi condannato l’antisemitismo che ‘continua a sollevare la sua ripugnante testa in molte parti del mondo. Questo è totalmente inaccettabile’. Papa Benedetto ha infine auspicato che ‘tutti i pellegrini ai luoghi santi abbiano la possibilità di accedervi liberamente e senza restrizioni, di prendere parte a cerimonie religiose e di promuovere il degno mantenimento degli edifici di culto posti nei sacri spazi’.

martedì 8 febbraio 2011

12 febbraio 2009 - Il Papa condanna il negazionismo

A pochi giorni dalla remissione della scomunica ai Vescovi lefebrviani il Papa ha ricevuto una delegazione della Conference of Presidents of Major American. Jewish Organizations. Benedetto XVI ha ribadito come la Chiesa sia ‘profondamente e irrevocabilmente impegnata a rifiutare ogni forma di antisemitismo e a continuare a costruire relazioni buone e durature fra le nostre due comunità’. ‘Intollerabile e inaccettabile’ – ha aggiunto il Pontefice – ogni ‘negazione o minimizzazione’ della Shoah che ‘deve essere un monito contro l'oblio, contro la negazione o il riduzionismo, perché la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti’. ‘Il ricordo – ha concluso Papa Ratzinger - è un ammonimento a noi per il futuro e un monito a lottare per la riconciliazione. Ricordare significa fare tutto il possibile per prevenire qualsiasi recrudescenza di questa catastrofe nella famiglia umana, edificando ponti di amicizia duratura’.

domenica 6 febbraio 2011

9 novembre 2008 - Il Papa condanna l'antisemitismo

Nel corso dell’Angelus il ‘Papa tedesco’ ha voluto ricordare il 70° anniversario della Notte dei Cristalli ‘quando si scatenò in Germania la furia nazista contro gli ebrei. Furono attaccati e distrutti negozi, uffici, abitazioni e sinagoghe, furono anche uccise numerose persone, dando inizio alla sistematica e violenta persecuzione degli ebrei tedeschi, che si concluse nella Shoah’.’ Ancora oggi - ha ammesso Benedetto XVI -provo dolore per quanto accadde in quella tragica circostanza, la cui memoria deve servire a far sì che simili orrori non si ripetano mai più e che ci si impegni, a tutti i livelli, contro ogni forma di antisemitismo e di discriminazione, educando soprattutto le giovani generazioni al rispetto e all’accoglienza reciproca. Invito, inoltre, a pregare per le vittime di allora e ad unirvi a me nel manifestare profonda solidarietà al mondo ebraico’. Il Papa ha poi denunciato la situazione drammatica del Nord-Kivu. Ai profughi il Pontefice ha espresso ‘particolare vicinanza, mentre incoraggio e benedico quanti si stanno adoperando per alleviare le loro sofferenze, tra i quali menziono in particolare gli operatori pastorali di quella Chiesa locale. Infine, rinnovo il mio fervido appello affinché tutti collaborino al ripristino della pace in quella terra da troppo tempo martoriata, nel rispetto della legalità e soprattutto della dignità di ogni persona’.

martedì 6 luglio 2010

28 maggio 2006 - Il Papa tedesco visita Auschwitz

L'ultima tappa del Viaggio Apostolico in Polonia di Benedetto XVI è forse il momento più toccante: la visita del Papa tedesco al campo di sterminio nazista di Auschwitz. 'Prendere la parola in questo luogo di orrore, di accumulo di crimini contro Dio e contro l'uomo che non ha confronti nella storia - ha esordito un emozionato Papa Benedetto - è quasi impossibile ed è particolarmente difficile e opprimente per un cristiano, per un Papa che proviene dalla Germania. In un luogo come questo vengono meno le parole, in fondo può restare soltanto uno sbigottito silenzio – un silenzio che è un interiore grido verso Dio: Perché, Signore, hai taciuto?'. Il Papa non ha nascosto le responsabilità della Germania e ha avuto parole di fuoco nei confronti di Hitler e del nazismo. 'Io sono oggi qui - ha spiegato Papa Ratzinger - come figlio del popolo tedesco: Non potevo non venire qui. Dovevo venire. Era ed è un dovere di fronte alla verità e al diritto di quanti hanno sofferto, un dovere davanti a Dio, di essere qui come successore di Giovanni Paolo II e come figlio del popolo tedesco figlio di quel popolo sul quale un gruppo di criminali raggiunse il potere mediante promesse bugiarde, in nome di prospettive di grandezza, di ricupero dell'onore della nazione e della sua rilevanza, con previsioni di benessere e anche con la forza del terrore e dell'intimidazione, cosicché il nostro popolo poté essere usato ed abusato come strumento della loro smania di distruzione e di dominio'. Da Auschwitz l'umanità - ha auspicato Benedetto XVI - sappia trarre la giusta lezione. 'Il luogo in cui ci troviamo è un luogo della memoria, è il luogo della Shoah. Il passato non è mai soltanto passato. Esso riguarda noi e ci indica le vie da non prendere e quelle da prendere. Dietro queste lapidi - ha concluso - si cela il destino di innumerevoli esseri umani. Essi scuotono la nostra memoria, scuotono il nostro cuore. Non vogliono provocare in noi l'odio: ci dimostrano anzi quanto sia terribile l'opera dell'odio. Vogliono portare la ragione a riconoscere il male come male e a rifiutarlo; vogliono suscitare in noi il coraggio del bene, della resistenza contro il male'. Lasciato il campo di Auschwitz, Benedetto XVI si è trasferito all'aeroporto di Varsavia per imbarcarsi sul volo che lo ha riportato in Italia.

martedì 26 gennaio 2010

19 agosto 2005 - Il Papa nella Sinagoga di Colonia

Prima volta di Benedetto XVI in una sinagoga. Il tedesco Benedetto XVI visita il Tempio di Colonia e rivolge alla Comunità Ebraica locale un discorso molto accorato alla quale assicura la sua intenzione di proseguire 'il cammino verso il miglioramento dei rapporti e dell'amicizia con il popolo ebraico'. Papa Benedetto punta poi il dito contro il nazismo, autore del 'crimine inaudito' dell'Olocausto. 'Una folle ideologia razzista, di matrice neopagana - osserva il Pontefice - fu all'origine del tentativo, progettato e sistematicamente messo in atto dal regime, di sterminare l'ebraismo europeo'. Ricordando poi il 40° anniversario della Dichiarazione Nostra Aetate, Benedetto XVI torna a condannare ogni forma di antisemitismo. 'La Chiesa - spiega il Papa - è consapevole del suo dovere di trasmettere, nella catechesi per i giovani come in ogni aspetto della sua vita, questa dottrina alle nuove generazioni che non sono state testimoni degli avvenimenti terribili accaduti prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. È un compito di speciale importanza in quanto oggi purtroppo emergono nuovamente segni di antisemitismo e si manifestano varie forme di ostilità generalizzata verso gli stranieri. Come non vedere in ciò un motivo di preoccupazione e di vigilanza? La Chiesa cattolica si impegna - lo riaffermo anche in questa circostanza - per la tolleranza, il rispetto, l'amicizia e la pace tra tutti i popoli, le culture e le religioni'. Infine Papa Ratzinger auspica il rilancio del dialogo tra Cattolici ed Ebrei. 'Dobbiamo conoscerci a vicenda molto di più e molto meglio. Perciò - osserva - incoraggio un dialogo sincero e fiducioso tra ebrei e cristiani: solo così sarà possibile giungere ad un'interpretazione condivisa di questioni storiche ancora discusse e, soprattutto, fare passi avanti nella valutazione, dal punto di vista teologico, del rapporto tra ebraismo e cristianesimo'.

lunedì 25 gennaio 2010

9 giugno 2005 - Il Papa agli Ebrei: 'Avanti con il dialogo'

Primo incontro ufficiale per Benedetto XVI con una delegazione del mondo Ebraico. Stamane il Papa ha ricevuto in Vaticano l'International Jewish Committee on Interreligious Consultations. A loro, Papa Benedetto ha garantito il suo impegno a procedere sulla strada del dialogo. 'Negli anni successivi al Concilio - ha ricordato - i miei predecessori Papa Paolo VI e, in particolare, Papa Giovanni Paolo II hanno compiuto passi significativi per migliorare i rapporti con il popolo ebraico. È mia intenzione continuare su questa via'. 'Il ricordo del passato - ha aggiunto Benedetto XVI - resta per entrambe le comunità un imperativo morale e una fonte di purificazione nei nostri sforzi per pregare e operare per la riconciliazione, la giustizia, il rispetto per la dignità umana e per quella pace che è definitivamente il dono del Signore stesso. Per sua stessa natura questo imperativo deve includere una riflessione permanente sulle profonde questioni storiche, morali e teologiche sollevate dall'esperienza della Shoah'.