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venerdì 11 febbraio 2011

20 maggio 2009 - Il Papa: 'In Terra Santa torni la pace'

L’odierna Udienza Generale è stata dedicata da Benedetto XVI al Viaggio Apostolico in Terra Santa. ‘In quella Terra benedetta da Dio – ha osservato il Papa - sembra a volte impossibile uscire dalla spirale della violenza. Ma nulla è impossibile a Dio e a quanti confidano in Lui! Per questo la fede nell’unico Dio giusto e misericordioso, che è la più preziosa risorsa di quei popoli, deve poter sprigionare tutta la sua carica di rispetto, di riconciliazione e di collaborazione’. Tra i momenti più toccanti – per il tedesco Joseph Ratzinger – la visita a Yad Vashem. ‘Ogni persona umana è sacra, ed il suo nome è scritto nel cuore del Dio eterno. Mai va dimenticata – ha sottolineato il Pontefice - la tremenda tragedia della Shoah! Occorre al contrario che sia sempre nella nostra memoria quale monito universale al sacro rispetto della vita umana, che riveste sempre un valore infinito’.

15 maggio 2009 - Il Papa: 'C'è un profondo desiderio di pace'

Nel corso del viaggio di ritorno dalla Terra Santa il Papa ha incontrato i giornalisti. ‘Ho trovato dappertutto – ha osservato Benedetto XVI - una decisa disponibilità al dialogo interreligioso, all’incontro, alla collaborazione tra le religioni. Ho trovato anche un clima ecumenico molto incoraggiante’. Secondo il Pontefice ‘c’è un profondo desiderio di pace da parte di tutti. Le difficoltà sono più visibili e non dobbiamo nasconderle: ci sono, devono essere chiarite. Ma non è così visibile il desiderio comune della pace, della fraternità, e mi sembra dobbiamo parlare anche di questo, incoraggiare tutti in questa volontà per trovare le soluzioni certamente non facili a queste difficoltà’.

15 maggio 2009 - Il Papa al Santo Sepolcro

Momento conclusivo del Viaggio Apostolico del Papa in Terra Santa è stata la visita al Santo Sepolcro. ‘Qui – ha detto Benedetto XVI - Cristo morì e risuscitò, per non morire mai più. Qui la storia dell’umanità fu definitivamente cambiata. Il lungo dominio del peccato e della morte venne distrutto dal trionfo dell’obbedienza e della vita; il legno della croce svela la verità circa il bene e il male; il giudizio di Dio fu pronunciato su questo mondo e la grazia dello Spirito Santo venne riversata sull’umanità intera. Qui Cristo, il nuovo Adamo, ci ha insegnato che mai il male ha l’ultima parola, che l’amore è più forte della morte, che il nostro futuro e quello dell’umanità sta nelle mani di un Dio provvido e fedele’. Da questo luogo – ha auspicato il Pontefice – ‘possa la speranza levarsi sempre di nuovo, per la grazia di Dio, nel cuore di ogni persona che vive in queste terre! Possa radicarsi nei vostri cuori, rimanere nelle vostre famiglie e comunità ed ispirare in ciascuno di voi una testimonianza sempre più fedele al Principe della Pace’.

15 maggio 2009 - Il Papa in Israele: 'Educare buoni cristiani'

Nel corso dell’incontro ecumenico al Patriarcato Greco-Ortodosso di Gerusalemme il Papa ha auspicato un aumento dell’impegno ‘per perfezionare la nostra comunione, per renderla completa, per recare comune testimonianza all’amore del Padre, che invia il Figlio affinché il mondo conosca il suo amore per noi’. I ‘cristiani di Terra Santa – ha aggiunto Benedetto XVI – educhino ‘una nuova generazione di Cristiani ben formati ed impegnati, solleciti nel desiderio di contribuire generosamente alla vita religiosa e civile di questa città unica e santa. La priorità fondamentale di ogni leader cristiano è di nutrire la fede degli individui e delle famiglie affidati alle sue premure pastorali’.

14 maggio 2009 - Il Papa in Israele: 'La Chiesa sia strumento di comunione'

‘Dio continuerà a condurre la nostra storia, ad agire con potere creativo per realizzare gli obiettivi che al calcolo umano sembrano impossibili. Questo ci sfida ad aprirci all’azione trasformatrice dello Spirito Creatore che ci fa nuovi, ci rende una cosa sola con Lui e ci riempie con la sua vita’. Lo ha detto il Papa nel corso della celebrazione dei vespri nella Basilica dell’Annunciazione, a Nazareth. I cristiani siano uniti – ha chiesto Benedetto XVI – perché la Chiesa ‘possa essere chiaramente riconosciuta come un segno ed uno strumento di comunione con Dio e di unità di tutto il genere umano. La vostra unità nella fede, nella speranza e nell’amore è un frutto dello Spirito Santo che dimora in voi e vi rende capaci di essere strumenti efficaci della pace di Dio, aiutandovi a costruire una genuina riconciliazione tra i diversi popoli che riconoscono Abramo come loro padre nella fede’.

14 maggio 2009 - Il Papa in Israele: 'Respingere odio e pregiudizio'

Il Papa è giunto a Nazareth dove ha presieduto la messa sul Monte del Precipizio. Cristiani e musulmani – è stato l’invito di Benedetto XVI – operino ‘per edificare ponti e trovare modi per una pacifica coesistenza. Ognuno respinga il potere distruttivo dell’odio e del pregiudizio, che uccidono l’anima umana prima ancora che il corpo!’. Rivolto poi ai sacerdoti e ai laici impegnati con i giovani il Pontefice ha chiesto di ‘perseverare nel dare testimonianza al Vangelo, ad aver fiducia nel trionfo del bene e della verità e a confidare che Dio farà crescere ogni iniziativa destinata a diffondere il suo Regno di santità, solidarietà, giustizia e pace’.

13 maggio 2009 - Il Papa a Betlemme: 'Vicino ai profughi ai palestinesi'

‘Solidarietà a tutti i Palestinesi senza casa, che bramano di poter tornare ai luoghi natii, o di vivere permanentemente in una patria propria’. E ‘quanto ha espresso il Papa visitando il campo profughi di Aida, a Betlemme. ‘Voi - ha aggiunto Benedetto XVI - ora vivete in condizioni precarie e difficili, con limitate opportunità di occupazione. È comprensibile che vi sentiate spesso frustrati. Le vostre legittime aspirazioni ad una patria permanente, ad uno Stato Palestinese indipendente, restano incompiute. E voi, al contrario, vi sentite intrappolati, come molti in questa regione e nel mondo, in una spirale di violenza, di attacchi e contrattacchi, di vendette e di distruzioni continue. Tutto il mondo desidera fortemente che sia spezzata questa spirale, anela a che la pace metta fine alle perenni ostilità. Incombente su di noi, mentre siamo qui riuniti questo pomeriggio, è la dura consapevolezza del punto morto a cui sembrano essere giunti i contatti tra Israeliani e Palestinesi – il muro’. Necessaria dunque secondo il Pontefice ‘una determinazione ad intraprendere iniziative forti e creative per la riconciliazione: se ciascuno insiste su concessioni preliminari da parte dell’altro, il risultato sarà soltanto lo stallo delle trattative’.

13 maggio 2009 - Il Papa a Betlemme: 'Via l'embargo a Gaza'

Nel corso della messa celebrata nella Piazza della Mangiatoia il Papa ha salutato ‘i pellegrini provenienti dalla martoriata Gaza a motivo della guerra. Siate sicuri della mia solidarietà con voi nell’immensa opera di ricostruzione che ora vi sta davanti e delle mie preghiere che l’embargo sia presto tolto’. Betlemme – ha detto Benedetto XVI – è simbolo di rinascita e pace ma il traguardo sembra ancora distante. Da qui tutti si sentano – ha aggiunto il Papa – ‘testimoni del trionfo dell’amore di Dio sull’odio, sull’egoismo, sulla paura e sul rancore che paralizzano i rapporti umani e creano divisione fra fratelli che dovrebbero vivere insieme in unità, distruzioni dove gli uomini dovrebbero edificare, disperazione dove la speranza dovrebbe fiorire!’. Rivolto infine ai cristiani il Pontefice li ha esortati ad essere ‘un ponte di dialogo e di collaborazione costruttiva nell’edificare una cultura di pace che superi l’attuale stallo della paura, dell’aggressione e della frustrazione. Edificate le vostre Chiese locali facendo di esse laboratori di dialogo, di tolleranza e di speranza, come pure di solidarietà e di carità pratica’.

13 maggio 2009 - Il Papa a Betlemme: 'I palestinesi abbiano il loro Stato'

Accolto dal presidente Abu Mazen, il Papa ha raggiunto Betlemme e i Territori Palestinesi. ‘So quanto avete sofferto e continuate a soffrire – ha esordito Benedetto XVI - a causa delle agitazioni che hanno afflitto questa terra per decine di anni. Il mio cuore si volge a tutte le famiglie che sono rimaste senza casa’. Il Pontefice ha ribadito che la Santa Sede appoggia i palestinesi nella lotta ‘ad una sovrana patria, sicura e in pace con i suoi vicini, entro confini internazionalmente riconosciuti. Anche se al presente questo obiettivo sembra lontano dall’essere realizzato, io incoraggio a tenere viva la fiamma della speranza, speranza che si possa trovare una via di incontro tra le legittime aspirazioni tanto degli Israeliani quanto dei Palestinesi alla pace e alla stabilità’. Papa Benedetto ha poi chiesto alle parti in causa di ‘accantonare qualsiasi rancore e contrasto. Una coesistenza giusta e pacifica fra i popoli del Medio Oriente può essere realizzata solamente con uno spirito di cooperazione e mutuo rispetto, in cui i diritti e la dignità di tutti siano riconosciuti e rispettati. Chiedo a tutti voi, chiedo ai vostri capi, di riprendere con rinnovato impegno ad operare per questi obiettivi. In particolare, chiedo alla Comunità internazionale di usare della sua influenza in favore di una soluzione. Credo e confido che tramite un onesto e perseverante dialogo, con pieno rispetto delle aspettative di giustizia, si possa raggiungere in queste terre una pace durevole’.

12 maggio 2009 - Il Papa in Israele: 'Promuovere la riconciliazione'

Presiedendo la messa nella "Josaphat Valley" di Gerusalemme, il Papa ha riconosciuto ‘e difficoltà, la frustrazione, la pena e la sofferenza che tanti tra voi hanno subito in conseguenza dei conflitti che hanno afflitto queste terre, ed anche le amare esperienze dello spostamento che molte delle vostre famiglie hanno conosciuto e – Dio non lo permetta – possono ancora conoscere’. I cristiani di Terra Santa – ha aggiunto Benedetto XVI – devono essere ‘un faro di fede per la Chiesa universale, ma anche lievito di armonia, saggezza ed equilibrio nella vita di una società che tradizionalmente è stata, e continua ad essere, pluralistica, multietnica e multireligiosa’. A Gerusalemme – ha ancora proseguito il Pontefice - la speranza continua a combattere la disperazione, la frustrazione e il cinismo, mentre la pace, che è dono e chiamata di Dio, continua ad essere minacciata dall’egoismo, dal conflitto, dalla divisione e dal peso delle passate offese. Per questa ragione, la comunità cristiana in questa Città che ha visto la risurrezione di Cristo e l’effusione dello Spirito deve fare tutto il possibile per conservare la speranza donata dal Vangelo’. Gerusalemme – ha concluso il Papa – sia ‘un luogo che insegna l'universalità, il rispetto per gli altri, il dialogo e la vicendevole comprensione; un luogo dove il pregiudizio, l’ignoranza e la paura che li alimenta, siano superati dall’onestà, dall’integrità e dalla ricerca della pace. Non dovrebbe esservi posto tra queste mura per la chiusura, la discriminazione, la violenza e l’ingiustizia. I credenti in un Dio di misericordia – si qualifichino essi Ebrei, Cristiani o Musulmani –, devono essere i primi a promuovere questa cultura della riconciliazione e della pace, per quanto lento possa essere il processo e gravoso il peso dei ricordi passati’.

12 maggio 2009 - Il Papa in Israele: 'Aiutare i cristiani di Terra Santa'

Dopo aver recitato il Regina Coeli al Cenacolo, il Papa ha ricordato che ‘i Cristiani nel Medio Oriente, insieme alle altre persone di buona volontà, stanno contribuendo, come cittadini leali e responsabili, nonostante le difficoltà e le restrizioni, alla promozione ed al consolidamento di un clima di pace nella diversità’. Rivolgendosi ai Vescovi della Regione Benedetto XVI li ha esortati a fare tutto il possibile ‘per aiutare i nostri fratelli e sorelle Cristiani a rimanere e ad affermarsi qui nella terra dei loro antenati ed essere messaggeri e promotori di pace’.

12 maggio 2009 - Il Papa al Muro del Pianto

Dopo aver visitato il Muro del Pianto il Papa è stato ricevuto al Gran Rabbinato di Gerusalemme. Benedetto XVI ha osservato che ‘Ebrei e Cristiani sono ugualmente interessati ad assicurare rispetto per la sacralità della vita umana, la centralità della famiglia, una valida educazione dei giovani, la libertà di religione e di coscienza per una società sana’. Tutto ciò – ha aggiunto – è ‘la fase iniziale di ciò che noi speriamo sarà un solido, progressivo cammino verso una migliorata reciproca comprensione. Una indicazione del potenziale di questa serie di incontri si è subito vista nella nostra condivisa preoccupazione di fronte al relativismo morale e alle offese che esso genera contro la dignità della persona umana’.

12 maggio 2009 - Il Papa in Israele: 'Superare le incomprensioni'

Benedetto XVI si è recato in visita alla Cupola della Roccia, uno dei luoghi più sacri dell’Islam. Qui il Papa ha spiegato che ‘in un mondo tristemente lacerato da divisioni, questo sacro luogo serve da stimolo e costituisce inoltre una sfida per uomini e donne di buona volontà ad impegnarsi per superare incomprensioni e conflitti del passato e a porsi sulla via di un dialogo sincero finalizzato alla costruzione di un mondo di giustizia e di pace per le generazioni che verranno’. La Chiesa – ha assicurato – intende ‘cooperare per il benessere dell’umana famiglia. Essa fermamente crede che la promessa fatta ad Abramo ha una portata universale, che abbraccia tutti gli uomini e le donne indipendentemente dalla loro provenienza o da loro stato sociale’.

11 maggio 2009 - Il Papa visita lo Yad Vashem

Il Papa tedesco ha reso omaggio alle vittime della Shoah al Memoriale di Yad Vashem. Qui Benedetto XVI ha ribadito che ‘la Chiesa Cattolica prova profonda compassione per le vittime qui ricordate. Alla stessa maniera, essa si schiera accanto a quanti oggi sono soggetti a persecuzioni per causa della razza, del colore, della condizione di vita o della religione – le loro sofferenze sono le sue e sua è la loro speranza di giustizia’. Il grido delle vittime – ha aggiunto il Pontefice – ‘si leva contro ogni atto di ingiustizia e di violenza. È una perenne condanna contro lo spargimento di sangue innocente’.

11 maggio 2009 - Il Papa in Israele: 'Lavorare per la pace'

Ricevuto dal presidente Peres a Gerusalemme, il Papa ha detto di udire ‘il grido di quanti vivono in questo Paese che invocano giustizia, pace, rispetto per la loro dignità, stabile sicurezza, una vita quotidiana libera dalla paura di minacce esterne e di insensata violenza’. Benedetto XVI ha poi ammesso di sapere ‘che un numero considerevole di uomini, donne e giovani stanno lavorando per la pace e la solidarietà attraverso programmi culturali e iniziative di sostegno pratico e compassionevole; umili abbastanza per perdonare, essi hanno il coraggio di tener stretto il sogno che è loro diritto’.

11 maggio 2009 - Il Papa in Israele: 'Onorare le vittime della Shoah'

Lasciata la Giordania, il Papa ha raggiunto Israele. A Tel Aviv Benedetto XVI ha subito ricordato che ‘il popolo ebraico ha sperimentato le terribili conseguenze di ideologie che negano la fondamentale dignità di ogni persona umana. È giusto e conveniente che, durante la mia permanenza in Israele, io abbia l’opportunità di onorare la memoria dei sei milioni di Ebrei vittime della Shoah, e di pregare affinché l’umanità non abbia mai più ad essere testimone di un crimine di simile enormità’. Il Pontefice ha poi condannato l’antisemitismo che ‘continua a sollevare la sua ripugnante testa in molte parti del mondo. Questo è totalmente inaccettabile’. Papa Benedetto ha infine auspicato che ‘tutti i pellegrini ai luoghi santi abbiano la possibilità di accedervi liberamente e senza restrizioni, di prendere parte a cerimonie religiose e di promuovere il degno mantenimento degli edifici di culto posti nei sacri spazi’.

10 maggio 2009 - Il Papa in Giordania: 'Essere cristiani richiede coraggio'

Celebrando la messa all’International Stadium di Amman, il Papa ha osservato che la comunità cattolica locale ‘è profondamente toccata dalle difficoltà e incertezze che riguardano tutti gli abitanti del Medio Oriente; non dimenticate mai la grande dignità che deriva dalla vostra eredità cristiana, e non mancate mai di percepire l'amorevole solidarietà di tutti i vostri fratelli e sorelle della Chiesa in tutto il mondo!’ Essere cristiani – ha aggiunto Benedetto XVI richiede ‘il coraggio della convinzione nata da una fede personale, non semplicemente da una convenzione sociale o da una tradizione familiare; il coraggio di impegnarvi nel dialogo e di lavorare fianco a fianco con gli altri cristiani nel servizio del Vangelo e nella solidarietà con il povero, lo sfollato e le vittime di profonde tragedie umane; il coraggio di costruire nuovi ponti per rendere possibile un fecondo incontro di persone di diverse religioni e culture e così arricchire il tessuto della società’.

9 maggio 2009 - Il Papa in Giordania: 'Cristiani e musulmani testimonino il giusto'

Ad Amman il Papa ha incontrato i Capi religiosi musulmani ai quali ha ricordato che islamici e ‘cristiani, proprio a causa del peso della nostra storia comune così spesso segnata da incomprensioni, devono oggi impegnarsi per essere individuati e riconosciuti come adoratori di Dio fedeli alla preghiera, desiderosi di comportarsi e vivere secondo le disposizioni dell’Onnipotente, misericordiosi e compassionevoli, coerenti nel dare testimonianza di tutto ciò che è giusto e buono, sempre memori della comune origine e dignità di ogni persona umana, che resta al vertice del disegno creatore di Dio per il mondo e per la storia’. La ragione raggiunta dalla fede – ha aggiunto Benedetto XVI – ‘non è per nulla indebolita; anzi, è rafforzata nel resistere alla presunzione di andare oltre ai propri limiti. In tal modo, la ragione umana viene rinvigorita nell’impegno di perseguire il suo nobile scopo di servire l’umanità, dando espressione alle nostre comuni aspirazioni più intime, ampliando, piuttosto che manipolarlo o restringerlo, il pubblico dibattito’.

9 maggio 2009 - Il Papa in Giordania: 'Non sfigurare la religione'

In occasione della posa della prima pietra dell’Università del Patriarcato Latino ad Amman Benedetto XVI ha osservato che ‘la religione, come la scienza e la tecnologia, come la filosofia ed ogni espressione della nostra ricerca della verità, possono corrompersi. La religione viene sfigurata quando viene costretta a servire l’ignoranza e il pregiudizio, il disprezzo, la violenza e l’abuso. Qui non vediamo soltanto la
perversione della religione, ma anche la corruzione della libertà umana, il restringersi e l’obnubilarsi della mente. Evidentemente, un simile risultato non è inevitabile’. Il Pontefice ha poi ricordato che ‘le scienze hanno i loro limiti. Non possono dare risposta a tutte le questioni riguardanti l’uomo e la sua esistenza. In realtà, la persona umana, il suo posto e il suo scopo nell’universo non può essere contenuto all’interno dei confini della scienza’.

8 maggio 2009 - Il Papa in Giordania: 'Nella sofferenza diventiamo più umani'

‘A volte è difficile trovare una ragione per ciò che appare solo come un ostacolo da superare o anche come prova – fisica o emotiva – da sopportare. Ma la fede e la ragione ci aiutano a vedere un orizzonte oltre noi stessi per immaginare la vita come Dio la vuole’. Lo ha detto il Papa visitando il centro Regina Pacis di Amman. Secondo Benedetto XVI ‘nelle nostre personali prove, e stando accanto agli altri nelle loro sofferenze, cogliamo l'essenza della nostra umanità, diventiamo, per così dire, più umani. E incominciamo ad imparare che, su un altro piano, anche i cuori induriti dal cinismo o dall’ingiustizia o dalla riluttanza a perdonare non sono mai al di là del raggio d’azione di Dio, possono essere sempre aperti ad un nuovo modo di essere, ad una visione di pace’.