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venerdì 11 febbraio 2011

9 aprile 2009 - Il Papa: 'L'amore vero non è a buon mercato'

Il Papa ha aperto i riti del Triduo Pasquale con la Messa Crismale nella Basilica Vaticana. Ricordando l’istituzione del sacerdozio, Benedetto XVI ha ricordato che il presbitero ‘viene sottratto alle connessioni del mondo e donato a Dio, e proprio così, a partire da Dio, deve essere disponibile per gli altri, per tutti’. Essere uniti a Cristo – ha aggiunto ‘suppone la rinuncia. Comporta che non vogliamo imporre la nostra strada e la nostra volontà; che non desideriamo diventare questo o quest’altro, ma ci abbandoniamo a Lui, ovunque e in qualunque modo Egli voglia servirsi di noi’. Il Pontefice ha infine sottolineato che ‘l’amore vero non è a buon mercato, può essere anche molto esigente. Oppone resistenza al male, per portare all’uomo il vero bene. Se diventiamo una cosa sola con Cristo, impariamo a riconoscerLo proprio nei sofferenti, nei poveri, nei piccoli di questo mondo; allora diventiamo persone che servono, che riconoscono i fratelli e le sorelle di Lui e in essi incontrano Lui stesso’.

mercoledì 26 gennaio 2011

20 marzo 2008 - Il Papa: 'Il cristianesimo è un dono'

Nella Basilica di San Giovanni in Laterano il Papa ha presieduto la Messa in Coena Domini e ha compiuto il rito tradizionale della lavanda dei piedi. ‘Se accogliamo le parole di Gesù in atteggiamento di meditazione, di preghiera e di fede – ha detto Benedetto XVI nell’omelia - esse sviluppano in noi la loro forza purificatrice. Giorno dopo giorno siamo come ricoperti di sporcizia multiforme, di parole vuote, di pregiudizi, di sapienza ridotta ed alterata; una molteplice semifalsità o falsità aperta s’infiltra continuamente nel nostro intimo. Tutto ciò offusca e contamina la nostra anima, ci minaccia con l’incapacità per la verità e per il bene. Se accogliamo le parole di Gesù col cuore attento, esse si rivelano veri lavaggi, purificazioni dell’anima, dell’uomo interiore’. Il Pontefice ha poi ricordato che il ‘cristianesimo è anzitutto dono’. ‘Dio – ha sottolineato Papa Benedetto - si dona a noi, non dà qualcosa, ma se stesso. E questo avviene non solo all’inizio, nel momento della nostra conversione. Egli resta continuamente Colui che dona. Sempre di nuovo ci offre i suoi doni. Sempre ci precede. Per questo l’atto centrale dell’essere cristiani è l’Eucaristia: la gratitudine per essere stati gratificati, la gioia per la vita nuova che Egli ci dà’.

20 marzo 2008 - Il Papa: 'Il sacerdote si impegni per il bene'

Presiedendo in San Pietro la Messa Crismale del Giovedì Santo Benedetto XVI ha ricordato che ‘il sacerdote deve essere uno che vigila. Deve stare in guardia di fronte alle potenze incalzanti del male. Deve tener sveglio il mondo per Dio. Deve essere uno che sta in piedi: dritto di fronte alle correnti del tempo. Dritto nella verità. Dritto nell’impegno per il bene’. Parlando dell’istituzione dell’Eucarestia il Papa ha osservato che ‘ciò che il sacerdote fa in quel momento, nella celebrazione dell’Eucarestia, è servire, compiere un servizio a Dio e un servizio agli uomini. Il culto che Cristo ha reso al Padre è stato il donarsi sino alla fine per gli uomini. In questo culto, in questo servizio il sacerdote deve inserirsi’.

19 marzo 2008 - Il Papa: 'Odio e violenza non hanno l'ultima parola'

Con l’avvicinarsi della Pasqua, il Papa ha dedicato l’Udienza Generale al Triduo Pasquale. ‘In questi giorni singolari – ha spiegato Benedetto XVI -orientiamo decisamente la vita verso un'adesione generosa e convinta ai disegni del Padre celeste; rinnoviamo il nostro sì alla volontà divina come ha fatto Gesù con il sacrificio della croce’. Il Pontefice ha invitato tutti a pregare per quanti vivono situazioni drammatiche in tutto il mondo. ‘Noi sappiamo che l’odio, le divisioni, le violenze – ha ricordato Papa Ratzinger - non hanno mai l'ultima parola negli eventi della storia. Questi giorni rianimano in noi la grande speranza: Cristo crocifisso è risorto e ha vinto il mondo. L’amore è più forte dell’odio, ha vinto e dobbiamo associarci a questa vittoria dell’amore. Dobbiamo quindi ripartire da Cristo e lavorare in comunione con Lui per un mondo fondato sulla pace, sulla giustizia e sull’amore’. Il Papa ha poi lanciato un appello per la fine delle violenze in Tibet. ‘Con la violenza – ha concluso - non si risolvono i problemi, ma solo si aggravano. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera. Chiediamo a Dio onnipotente, fonte di luce, che illumini le menti di tutti e dia a ciascuno il coraggio di scegliere la via del dialogo e della tolleranza’.

martedì 11 gennaio 2011

4 aprile 2007 - Il Papa: 'Cristo trionfa sulla morte'

E' stato l'imminente Triduo Pasquale l'argomento centrale dell'Udienza Generale odierna presieduta dal Papa. Questi tre giorni - ha spiegato Benedetto XVI -non sono solo 'ricordo di una realtà passata, ma attuale: Cristo anche oggi vince con il suo amore il peccato e la morte'. 'Il Male in tutte le sue forme - ha ripetuto il Pontefice - non ha l'ultima parola. Il trionfo finale è di Cristo, della verità e dell’amore! Se con Lui siamo disposti a soffrire ed a morire la sua vita diventa la nostra vita. Su questa certezza si posa e si costruisce la nostra esistenza cristiana'.

mercoledì 21 aprile 2010

13 aprile 2006 - Il Papa compie il rito della lavanda dei piedi

Con la Messa in Coena Domini, come ogni Giovedì Santo, Benedetto XVI ha dato il via questa sera ai riti del Triduo Pasquale. Nella Basilica di San Giovanni in Laterano il Papa ha lavato i piedi di dodici sacerdoti e proprio questo gesto è stato al centro dell'omelia. 'Che cosa è che rende l'uomo immondo? - si è domandato il Pontefice -. È il rifiuto dell'amore, il non voler essere amato, il non amare. È la superbia che crede di non aver bisogno di alcuna purificazione, che si chiude alla bontà salvatrice di Dio. È la superbia che non vuole confessare e riconoscere che abbiamo bisogno di purificazione. In Giuda vediamo la natura di questo rifiuto ancora più chiaramente. Egli valuta Gesù secondo le categorie del potere e del successo: per lui solo potere e successo sono realtà, l'amore non conta. Ed egli è avido: il denaro è più importante della comunione con Gesù, più importante di Dio e del suo amore. E così diventa anche un bugiardo, che fa il doppio gioco e rompe con la verità; uno che vive nella menzogna e perde così il senso per la verità suprema, per Dio. In questo modo egli si indurisce, diventa incapace della conversione, del fiducioso ritorno del figliol prodigo, e butta via la vita distrutta'. Il gesto compiuto da Gesù prima dell'ultima cena - ha spiegato Benedetto XVI - ha un significato preciso anche nel mondo di oggi. 'Lavarci i piedi gli uni gli altri - ha detto Papa Ratzinger - significa soprattutto perdonarci instancabilmente gli uni gli altri, sempre di nuovo ricominciare insieme per quanto possa anche sembrare inutile. Significa purificarci gli uni gli altri sopportandoci a vicenda e accettando di essere sopportati dagli altri; purificarci gli uni gli altri donandoci a vicenda la forza santificante della Parola di Dio e introducendoci nel Sacramento dell'amore divino'.

13 aprile 2006 - Il Papa: 'Sacerdote è amico di Gesù'

Il ruolo e il significato del sacerdozio al centro dell'omelia pronunciata stamane da Benedetto XVI in occasione della Messa Crismale del Giovedì Santo. 'Non vi chiamo più servi ma amici. È questo - ha osservato il Papa - il significato profondo dell'essere sacerdote: diventare amico di Gesù Cristo. Per questa amicizia dobbiamo impegnarci ogni giorno di nuovo. Amicizia significa comunanza nel pensare e nel volere'. 'L'amicizia con Gesù - ha proseguito il Pontefice - è per antonomasia sempre amicizia con i suoi. Possiamo essere amici di Gesù soltanto nella comunione con il Cristo intero, con il capo e il corpo; nella vite rigogliosa della Chiesa animata dal suo Signore'. Infine un'osservazione rivolta al mondo contemporaneo. 'Il mondo ha bisogno di Dio - ha sottolineato Papa Benedetto - non di un qualsiasi dio, ma del Dio di Gesù Cristo, del Dio che si è fatto carne e sangue, che ci ha amati fino a morire per noi, che è risorto e ha creato in se stesso uno spazio per l'uomo'.