La Messa celebrata sulla spianata di Cimangola è l’ultimo impegno in Africa per Benedetto XVI. Nell’omelia il Papa ha ricordato che ‘il Vangelo ci insegna che la riconciliazione - una vera riconciliazione - può essere soltanto frutto di una conversione, di un cambiamento del cuore, di un nuovo modo di pensare. Ci insegna che solo il potere dell’amore di Dio può cambiare i nostri cuori e farci trionfare sul potere del peccato e della divisione’. La Chiesa in Africa – ha aggiunto il Pontefice – deve ‘essere, davanti al mondo, un segno di quell’unità alla quale l’intera famiglia umana è chiamata mediante la fede in Cristo Redentore’. Papa Benedetto ha poi ribadito che ‘la parola di Dio, però, è una parola di speranza senza limiti. Dio non ci dà mai per spacciati! Egli continua ad invitarci ad alzare gli occhi verso un futuro di speranza e ci promette la forza per realizzarlo’. ‘’Rispetto alla repentina furia distruttrice del male – ha concluso il Papa - il lavoro di ricostruzione è penosamente lento e duro. Richiede tempo, fatica e perseveranza’.
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venerdì 11 febbraio 2011
22 marzo 2009 - Il Papa in Angola: 'Dio non ci dà mai per spacciati'
La Messa celebrata sulla spianata di Cimangola è l’ultimo impegno in Africa per Benedetto XVI. Nell’omelia il Papa ha ricordato che ‘il Vangelo ci insegna che la riconciliazione - una vera riconciliazione - può essere soltanto frutto di una conversione, di un cambiamento del cuore, di un nuovo modo di pensare. Ci insegna che solo il potere dell’amore di Dio può cambiare i nostri cuori e farci trionfare sul potere del peccato e della divisione’. La Chiesa in Africa – ha aggiunto il Pontefice – deve ‘essere, davanti al mondo, un segno di quell’unità alla quale l’intera famiglia umana è chiamata mediante la fede in Cristo Redentore’. Papa Benedetto ha poi ribadito che ‘la parola di Dio, però, è una parola di speranza senza limiti. Dio non ci dà mai per spacciati! Egli continua ad invitarci ad alzare gli occhi verso un futuro di speranza e ci promette la forza per realizzarlo’. ‘’Rispetto alla repentina furia distruttrice del male – ha concluso il Papa - il lavoro di ricostruzione è penosamente lento e duro. Richiede tempo, fatica e perseveranza’.
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22 marzo 2009 - Il Papa in Angola: 'Difendere le donne'
‘Tutti esorto ad un’effettiva consapevolezza delle condizioni sfavorevoli a cui sono state – e continuano ad essere – sottoposte tante donne, esaminando in quale misura la condotta e gli atteggiamenti degli uomini, a volte la loro mancanza di sensibilità o di responsabilità, possano esserne la causa’. Lo ha detto il Papa incontrando Movimenti cattolici per la promozione della donna. ‘I disegni di Dio – ha ammonito Benedetto XVI - sono diversi. Bisogna riconoscere, affermare e difendere l’uguale dignità dell’uomo e della donna: sono ambedue persone, differentemente da ogni altro essere vivente del mondo attorno a loro’.
21 marzo 2009 - Il Papa in Angola: 'La Chiesa non invecchia'
Anche in Africa non è mancato l’incontro tra il Papa e i giovani ai quali ha voluto ricordare che ‘Dio fa la differenza… Di più! Dio ci fa differenti, ci fa nuovi. Il futuro dell’umanità nuova è Dio; proprio un iniziale anticipo di ciò è la sua Chiesa’. Questa – ha aggiunto Benedetto XVI – ‘non invecchia; anzi diventa sempre più giovane, perché cammina incontro al Signore, avvicinandosi ogni giorno di più alla sola e vera sorgente da dove scaturisce la gioventù, la rigenerazione, la forza della vita’. Il Pontefice ha poi esortato i giovani ad osare. ‘Osate decisioni definitive, perché in verità queste sono le sole che non distruggono la libertà, ma ne creano la giusta direzione, consentendo di andare avanti e di raggiungere qualcosa di grande nella vita. Non c’è dubbio che la vita ha valore soltanto se avete il coraggio dell’avventura, la fiducia che il Signore non vi lascerà mai soli. Gioventù angolana, libera dentro di te lo Spirito Santo, la forza dall’Alto! Con fiducia in questa forza, come Gesù, rischia questo salto per così dire nel definitivo e, con ciò, offri una possibilità alla vita!’.
21 marzo 2009 - Il Papa in Angola: 'Trasmettere Cristo è un dovere'
Celebrando la messa nella Chiesa di São Paulo a Luanda il Papa ha rilevato che ‘se noi siamo convinti e abbiamo fatto l’esperienza che, senza Cristo, la vita è incompleta, le manca una realtà – anzi la realtà fondamentale –, dobbiamo essere convinti anche del fatto che non facciamo ingiustizia a nessuno se gli presentiamo Cristo e gli diamo la possibilità di trovare, in questo modo, anche la sua vera autenticità, la gioia di avere trovato la vita’. Anzi – ha concluso Benedetto XVI – ‘è un obbligo nostro offrire a tutti questa possibilità di raggiungere la vita eterna’.
20 marzo 2009 - Il Papa in Angola: 'Liberare l'Africa dai suoi flagelli'
Con ‘un cuore integro, magnanimo e compassionevole, voi potete trasformare questo Continente, liberando il vostro popolo dal flagello dell’avidità, della violenza e del disordine, guidandolo sul sentiero segnato dai principi indispensabili ad ogni moderna civile democrazia: il rispetto e la promozione dei diritti umani, un governo trasparente, una magistratura indipendente, una comunicazione sociale libera, un'onesta amministrazione pubblica, una rete di scuole e di ospedali funzionanti in modo adeguato, e la ferma determinazione, radicata nella conversione dei cuori, di stroncare una volta per tutte la corruzione’. E’ l’invito rivolto dal Papa alle autorità politiche e civili dell’Angola. Benedetto XVI non ha mancato di ribadire la sua preoccupazione per la famiglia. ‘Particolarmente sconvolgente – ha denunciato il Pontefice - è il giogo opprimente della discriminazione sulle donne e ragazze, senza parlare della innominabile pratica della violenza e dello sfruttamento sessuale che causa loro tante umiliazioni e traumi’. Infine la conferma del no all’aborto, visto da alcuni come una delle ‘cure della salute materna’ ‘Quanto sconcertante – ha concluso il Papa - la tesi di coloro secondo i quali la soppressione della vita sarebbe una questione di salute riproduttiva’.
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20 marzo 2009 - Il Papa in Angola: 'La famiglia va sostenuta'
Incontrando la Conferenza Episcopale angolana il Papa ha chiesto di intervenire ‘contro un diffuso relativismo che nulla riconosce come definitivo e anzi tende ad erigere a misura ultima l’io personale e i suoi capricci’ proponendo ‘il Figlio di Dio, che è anche vero uomo. È Lui la misura del vero umanesimo. Il cristiano di fede adulta e matura non è colui che segue le onde della moda e l’ultima novità, ma colui che vive profondamente radicato nell’amicizia di Cristo. Questa amicizia ci apre verso tutto ciò che è buono e ci offre il criterio per discernere tra errore e verità’. E’ necessario pertanto – ha proseguito il Pontefice – difendere ‘la famiglia, la quale ha un particolare bisogno di essere evangelizzata e concretamente sostenuta, poiché, alla fragilità ed instabilità interna di tante unioni coniugali, si viene ad aggiungere la tendenza diffusa nella società e nella cultura di contestare il carattere unico e la missione propria della famiglia fondata sul matrimonio’. Bisogna – ha concluso Papa Ratzinger – ‘alzare la voce in difesa della sacralità della vita umana e del valore dell’istituto matrimoniale e per la promozione del ruolo che ha la famiglia nella Chiesa e nella società, chiedendo misure economiche e legislative che le rechino sostegno nella generazione e nell’educazione dei figli’.
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20 marzo 2009 - Il Papa in Angola: 'Non arrendersi alla legge del più forte'
‘Cari amici angolani, il vostro territorio è ricco; la vostra Nazione è forte. Utilizzate queste vostre prerogative per favorire la pace e l’intesa fra i popoli, su una base di lealtà e di uguaglianza che promuovano per l’Africa quel futuro pacifico e solidale al quale tutti anelano e hanno diritto’. Lo ha detto il Papa appena giunto a Luanda, in Angola, seconda tappa del Viaggio Apostolico in Africa. ‘Non arrendetevi alla legge del più forte – ha esortato Benedetto XVI - perché Dio ha concesso agli esseri umani di volare, al di sopra delle loro tendenze naturali, con le ali della ragione e della fede. Se vi fate sollevare da queste ali, non vi sarà difficile riconoscere nell’altro un fratello, che è nato con gli stessi diritti umani fondamentali’.
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