Dopo le polemiche suscitate dalla remissione della scomunica ai vescovi lefebvriani, il Papa – con un gesto irrituale – ha pubblicato una lettera indirizzata a tutto l’episcopato. Dopo aver ammesso una certa leggerezza dell’apparato informativo Benedetto XVI si è detto ‘rattristato dal fatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero potuto sapere meglio come stanno le cose, abbiano pensato di dovermi colpire con un’ostilità pronta all’attacco’. Il Pontefice ha poi spiegato che ‘la remissione della scomunica mira allo stesso scopo a cui serve la punizione: invitare i quattro Vescovi ancora una volta al ritorno. Questo gesto era possibile dopo che gli interessati avevano espresso il loro riconoscimento in linea di principio del Papa e della sua potestà di Pastore, anche se con delle riserve in materia di obbedienza alla sua autorità dottrinale e a quella del Concilio’. Papa Ratzinger ha infine ribadito che ‘finché le questioni concernenti la dottrina non sono chiarite, la Fraternità non ha alcuno stato canonico nella Chiesa, e i suoi ministri – anche se sono stati liberati dalla punizione ecclesiastica – non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa’.
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venerdì 11 febbraio 2011
12 marzo 2009 - Lefebrviani, il Papa: 'Colpito con ostilità'
Dopo le polemiche suscitate dalla remissione della scomunica ai vescovi lefebvriani, il Papa – con un gesto irrituale – ha pubblicato una lettera indirizzata a tutto l’episcopato. Dopo aver ammesso una certa leggerezza dell’apparato informativo Benedetto XVI si è detto ‘rattristato dal fatto che anche cattolici, che in fondo avrebbero potuto sapere meglio come stanno le cose, abbiano pensato di dovermi colpire con un’ostilità pronta all’attacco’. Il Pontefice ha poi spiegato che ‘la remissione della scomunica mira allo stesso scopo a cui serve la punizione: invitare i quattro Vescovi ancora una volta al ritorno. Questo gesto era possibile dopo che gli interessati avevano espresso il loro riconoscimento in linea di principio del Papa e della sua potestà di Pastore, anche se con delle riserve in materia di obbedienza alla sua autorità dottrinale e a quella del Concilio’. Papa Ratzinger ha infine ribadito che ‘finché le questioni concernenti la dottrina non sono chiarite, la Fraternità non ha alcuno stato canonico nella Chiesa, e i suoi ministri – anche se sono stati liberati dalla punizione ecclesiastica – non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa’.
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domenica 6 febbraio 2011
28 ottobre 2008 - Il Papa: 'Il credente sia scintilla di luce'
Nel giorno del 50° anniversario della sua elezione alla Cattedra di San Pietro, Benedetto XVI ha ricordato Giovanni XXIII puntando l’attenzione sul Concilio Ecumenico Vaticano II ‘da lui deciso, preparato e iniziato. Siamo tutti impegnati ad accogliere in modo adeguato quel dono, continuando a meditarne gli insegnamenti e a tradurne nella vita le indicazioni operative’. Riferendosi poi all’enciclica Pacem in terris il Papa – citando il suo predecessore - ha ribadito che ‘il credente deve essere una scintilla di luce, un centro di amore, un fermento vivificante nella massa: e tanto più lo sarà quanto più, nella intimità di se stesso, vive in comunione con Dio. Questo fu il programma di vita del grande Pontefice e questo può diventare l'ideale di ogni credente e di ogni comunità cristiana che sappia attingere, nella Celebrazione eucaristica, alla fonte dell'amore gratuito, fedele e misericordioso del Crocifisso risorto’.
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lunedì 13 settembre 2010
23 ottobre 2006 - Il Papa: 'Non dimenticare Giovanni Paolo II'
Incontrando i membri della Fondazione Giovanni Paolo II, Benedetto XVI è tornato – ancora una volta – ha ribadire la grandezza del suo predecessore ‘filosofo e teologo, grande pastore della Chiesa’. Papa Wojtyla – ha sottolineato il Pontefice – ‘ha lasciato una ricchezza di scritti e di gesti che esprimono il suo desiderio di diffondere il Vangelo di Cristo nel mondo, adoperando i metodi indicati dal Concilio Vaticano II e di tracciare le linee di sviluppo della vita della Chiesa nel nuovo millennio’. Nessuno – ha concluso Papa Benedetto – dimentichi ‘questi doni preziosi’.
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domenica 12 settembre 2010
19 ottobre 2006 - La Chiesa e l'Italia, il Papa fa il punto
Benedetto XVI ha visitato oggi Verona in occasione del 4° Convegno Nazionale della Chiesa Italiana. Il Papa, nel suo lungo ed articolato discorso, ha sottolineato come questa assise rappresenti ‘una nuova tappa del cammino di attuazione del Vaticano II, un cammino proteso all’evangelizzazione, per mantenere viva e salda la fede nel popolo italiano; una tenace testimonianza, dunque, di amore per l’Italia e di operosa sollecitudine per il bene dei suoi figli’. Ma il Pontefice ha subito messo in guardia dalla ‘nuova ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile, mentre sul piano della prassi la libertà individuale viene eretta a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare’. In tal modo – ha sostenuto Papa Benedetto – ‘Dio rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica, e la fede in Lui diventa più difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra, nel quale, per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenuto superfluo, anzi estraneo’. Nonostante ciò in Italia – ha rilevato ancora Benedetto XVI – la Chiesa è ‘molto viva’ e ‘conserva una presenza capillare in mezzo alla gente di ogni età e condizione. Le tradizioni cristiane sono spesso ancora radicate e continuano a produrre frutti, mentre è in atto un grande sforzo di evangelizzazione e catechesi, rivolto in particolare alle nuove generazioni, ma ormai sempre più anche alle famiglie’. Perché il messaggio cristiano sia accolto con efficacia è necessaria una educazione capace di ‘risvegliare il coraggio delle decisioni definitive, che oggi vengono considerate un vincolo che mortifica la nostra libertà, ma in realtà sono indispensabili per crescere e raggiungere qualcosa di grande nella vita’. I no pronunciati dalla Chiesa – ha ancora spiegato il Papa - sono rivolti ’a forme deboli e deviate di amore e alle contraffazioni della libertà, come anche alla riduzione della ragione soltanto a ciò che è calcolabile e manipolabile. In verità, questi no sono piuttosto dei sì all’amore autentico’. Il rapporto tra la Chiesa e l’Italia passa anche attraverso la politica. E il Pontefice non si tira indietro al confronto specificando che essa non è ‘un agente politico’. La Chiesa invita piuttosto i ‘cristiani laici italiani a dedicarsi con generosità e con coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo’. In politica tuttavia – ha concluso Benedetto XVI – ‘occorre anche fronteggiare il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicano fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell’ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il suo carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo sociale’.
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giovedì 9 settembre 2010
12 ottobre 2006 - Il Papa: 'La Chiesa condanna l'antisemitismo'
L’udienza concessa ai rappresentanti della Anti-Defamation League è occasione propizia per il Papa di rilanciare l’impegno alla compresione reciproca tra ebrei e cattolici. ‘Dobbiamo conoscerci meglio – ha spiegato Benedetto XVI - e rafforzati da questa scoperta reciproca, instaurare rapporti non solo di tolleranza, ma anche di autentico rispetto. Infatti, ebrei, cristiani e musulmani hanno molte convinzioni comuni ed esistono numerose aree di impegno umanitario e sociale nelle quali possiamo e dobbiamo cooperare’. La Chiesa, ha aggiunto il Pontefice, ha come suo faro – nel rapporto con il popolo ebraico – la Dichiarazione del Concilio Vaticano II Nostra Aetate che ‘ci ricorda che le radici ebraiche del cristianesimo ci obbligano a superare i conflitti del passato e a creare nuovi vincoli di amicizia e di collaborazione. Afferma in particolare che la Chiesa deplora tutte le forme di odio o persecuzione contro gli Ebrei e ogni manifestazione di antisemitismo in qualsiasi tempo e da qualsiasi fonte essa provenga’.
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martedì 2 marzo 2010
16 gennaio 2006 - Il Papa: 'La Chiesa è amica del Popolo Ebraico'
Con il tradizionale saluto 'Shalom', Benedetto XVI ha accolto stamane in Vaticano il Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni. Subito il Papa ha ribadito l'amicizia della Chiesa Cattolica verso il Popolo Ebraico, ricordando i passi compiuti dal Concilio Vaticano II ad oggi. 'Dopo il Concilio Vaticano II - ha detto il Pontefice - è andata crescendo questa stima e reciproca fiducia. Si sono sviluppati contatti sempre più fraterni e cordiali, intensificatisi lungo il pontificato del venerato mio Predecessore Giovanni Paolo II'. Benedetto XVI non ha mancato poi di ribadire la condanna della Chiesa nei confronti dell'antisemitismo. 'Abbiamo la responsabilità di cooperare al bene di tutti i popoli, nella giustizia e nella pace, nella verità e nella libertà, nella santità e nell’amore. Alla luce di questa comune missione - si è chiesto Papa Benedetto - non possiamo non denunciare e combattere con decisione l’odio e le incomprensioni, le ingiustizie e le violenze che continuano a seminare preoccupazioni nell’animo degli uomini e delle donne di buona volontà. In tale contesto, come non essere addolorati e preoccupati per le rinnovate manifestazioni di antisemitismo che talora si registrano?'.
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sabato 6 febbraio 2010
22 dicembre 2005 - Il Papa ripercorre il 2005 della Chiesa
Nella consueta udienza per la presentazione degli auguri natalizi alla Curia Romana è occasione per Benedetto XVI di tracciare il bilancio del 2005 che va concludendosi. Il primo pensiero del Papa va al suo predecessore, Giovanni Paolo II. L'attenzione si sposta successivamente al grande raduno dei giovani a Colonia. Il Pontefice lo ricorda con parole cariche d'affetto. 'La Giornata Mondiale della Gioventù - racconta Papa Benedetto - è rimasta nella memoria di tutti coloro che erano presenti come un grande dono. Oltre un milione di giovani si radunarono nella Città di Colonia, situata sul fiume Reno, e nelle città vicine per ascoltare insieme la Parola di Dio, per pregare insieme, per ricevere i sacramenti della Riconciliazione e dell'Eucaristia, per cantare e festeggiare insieme, per gioire dell’esistenza e per adorare e ricevere il Signore eucaristico durante i grandi incontri del sabato sera e della domenica. Durante tutti quei giorni regnava semplicemente la gioia. A prescindere dai servizi d'ordine, la polizia non ebbe niente da fare – il Signore aveva radunato la sua famiglia, superando sensibilmente ogni frontiera e barriera e, nella grande comunione tra di noi, ci aveva fatto sperimentare la sua presenza'. Il 2005 coincide con il quarantesimo anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II e, ovviamente, questo avvenimento non sfugge all'attenzione del Pontefice che si pone alcune domande. 'Qual è stato il risultato del Concilio? È stato recepito nel modo giusto? Che cosa, nella recezione del Concilio, è stato buono, che cosa insufficiente o sbagliato? Che cosa resta ancora da fare? Nessuno può negare che, in vaste parti della Chiesa, la recezione del Concilio si è svolta in modo piuttosto difficile'. Ma il Concilio ha lasciato alla Chiesa l'impegno 'di esprimere in modo nuovo una determinata verità esige una nuova riflessione su di essa e un nuovo rapporto vitale con essa; è chiaro pure che la nuova parola può maturare soltanto se nasce da una comprensione consapevole della verità espressa e che, d’altra parte, la riflessione sulla fede esige anche che si viva questa fede'. Infine Papa Benedetto ricorda la sua elezione, ancora una volta con l'emozione del primo giorno, al soglio pontificio. 'Devo forse ancora far memoria di quel 19 aprile di quest'anno, in cui il Collegio Cardinalizio, con mio non piccolo spavento, mi ha eletto a successore di Papa Giovanni Paolo II, a successore di san Pietro sulla cattedra del Vescovo di Roma? Un tale compito stava del tutto fuori di ciò che avrei mai potuto immaginare come mia vocazione. Così, fu soltanto con un grande atto di fiducia in Dio che potei dire nell'obbedienza il mio "sì" a questa scelta. Come allora, così chiedo anche oggi a tutti Voi la preghiera, sulla cui forza e sostegno io conto. Al contempo desidero ringraziare di cuore in quest'ora tutti coloro che mi hanno accolto e mi accolgono tuttora con tanta fiducia, bontà e comprensione, accompagnandomi giorno per giorno con la loro preghiera'.
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8 dicembre 2005 - Il Papa: 'Dio non limita la libertà dell'uomo'
Giornata intensa per Benedetto XVI. In mattinata il Papa ha celebrato la Messa solenne nella Basilica di San Pietro per il quarantesimo anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II, nel pomeriggio il tradizionale omaggio in Piazza di Spagna alla Statua della Madonna Immacolata. Nell'omelia pronunciata in San Pietro il Pontefice ha ribadito l'importanza di una vita il piu' lontano possibile dal peccato. 'Proprio nella festa dell'Immacolata Concezione - ha detto il Papa - emerge in noi il sospetto che una persona che non pecchi affatto sia in fondo noiosa; che manchi qualcosa nella sua vita: la dimensione drammatica dell'essere autonomi; che faccia parte del vero essere uomini la libertà del dire di no, lo scendere giù nelle tenebre del peccato e del voler fare da sé; che solo allora si possa sfruttare fino in fondo tutta la vastità e la profondità del nostro essere uomini, dell'essere veramente noi stessi; che dobbiamo mettere a prova questa libertà anche contro Dio per diventare in realtà pienamente noi stessi'. Usando l'Immacolata come termine di paragone Benedetto XVI ha voluto dimostrare che colui che si abbandona nelle mani di Dio non perde la propria libertà. 'L'uomo che si abbandona totalmente nelle mani di Dio non diventa un burattino di Dio, una noiosa persona consenziente; egli non perde la sua libertà. Solo l'uomo che si affida totalmente a Dio - ha spiegato il Papa - trova la vera libertà, la vastità grande e creativa della libertà del bene. L'uomo che si volge verso Dio non diventa più piccolo, ma più grande, perché grazie a Dio e insieme con Lui diventa grande, diventa divino, diventa veramente se stesso. L'uomo che si mette nelle mani di Dio non si allontana dagli altri, ritirandosi nella sua salvezza privata; al contrario, solo allora il suo cuore si desta veramente ed egli diventa una persona sensibile e perciò benevola ed aperta'.
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giovedì 4 febbraio 2010
4 dicembre 2005 - Il Papa invoca la libertà religiosa
L'Angelus domenicale è stata occasione per Benedetto XVI di invocare l'effettiva libertà religiosa. Ricordando quanto affermato quarant'anni fa dal Concilio Vaticano II, il Papa ha ricordato come la libertà religiosa 'dev’essere garantita sia ai singoli che alle comunità, nel rispetto delle legittime esigenze dell’ordine pubblico. E questo insegnamento conciliare, dopo quarant’anni, resta ancora di grande attualità'. 'Infatti la libertà religiosa - ha sottolineato il Pontefice - è ben lontana dall’essere ovunque effettivamente assicurata: in alcuni casi essa è negata per motivi religiosi o ideologici; altre volte, pur riconosciuta sulla carta, viene ostacolata nei fatti dal potere politico oppure, in maniera più subdola, dal predominio culturale dell’agnosticismo e del relativismo'.
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venerdì 29 gennaio 2010
30 ottobre 2005 - Il Papa esalta il Concilio Vaticano II
A quarant'anni dalla conclusione, Benedetto XVI torna a parlare e ad esaltare il Concilio Vaticano II. E - nell'Angelus di oggi - il Papa ricorda i tanti documenti prodotti da quella importante assise. Tra questi il Pontefice pone l'accento sulla Dichiarazione Nostra Aetate sui rapporti tra Chiesa Cattolica e le altre fedi non cristiane. I Padri conciliari con questo documento - spiega Benedetto XVI - 'hanno ricordato con chiarezza lo speciale vincolo che lega i cristiani e gli ebrei), hanno ribadito la stima verso i musulmani ed i seguaci delle altre religioni ed hanno confermato lo spirito di fraternità universale che bandisce qualsiasi discriminazione o persecuzione religiosa'. Il Papa ricorda poi la funzione educativa della Chiesa. 'Anche oggi, nell’epoca della comunicazione globale, la Comunità ecclesiale - rammenta Papa Ratzinger - avverte tutta l’importanza di un sistema educativo che riconosca il primato dell’uomo come persona, aperta alla verità e al bene. Primi e principali educatori sono i genitori, aiutati, secondo il principio di sussidiarietà, dalla società civile'. 'Una speciale responsabilità educativa - conclude il Pontefice - sente di avere la Chiesa, alla quale Cristo ha affidato il compito di annunciare "la via della vita" . Essa, in diversi modi, cerca di adempiere questa missione: in famiglia, in parrocchia, attraverso associazioni, movimenti e gruppi di formazione e d’impegno evangelico e, in modo specifico, nelle scuole, negli istituti di studi superiori e nelle università'.
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mercoledì 20 gennaio 2010
20 aprile 2005 - Benedetto XVI traccia le linee del Pontificato
Il giorno dopo l'elezione a Sommo Pontefice, Benedetto XVI presiede nella Cappella Sistina la Messa concelebrata con tutti i Cardinali elettori. Al termine della celebrazione il Papa rivolge il suo messaggio. Rigorosamente in lingua latina. 'Convivono - esordisce Benedetto XVI - in queste ore due sentimenti contrastanti. Da una parte, un senso di inadeguatezza e di umano turbamento per la responsabilità che ieri mi è stata affidata, quale Successore dell’apostolo Pietro in questa Sede di Roma, nei confronti della Chiesa universale. Dall’altra parte, sento viva in me una profonda gratitudine a Dio, che - come ci fa cantare la liturgia - non abbandona il suo gregge, ma lo conduce attraverso i tempi, sotto la guida di coloro che Egli stesso ha eletto vicari del suo Figlio e ha costituito pastori'. Immediato il pensiero al suo predecessore, Papa Wojtyla: 'Mi sembra di sentire - dice - la sua mano forte che stringe la mia; mi sembra di vedere i suoi occhi sorridenti e di ascoltare le sue parole, rivolte in questo momento particolarmente a me: Non avere paura!'. Il Papa rimarca il suo umano senso di smarrimento: 'Io, Successore di Pietro - osserva - ripeto con trepidazione le parole trepidanti del pescatore di Galilea e riascolto con intima emozione la rassicurante promessa del divino Maestro. Se è enorme il peso della responsabilità che si riversa sulle mie povere spalle, è certamente smisurata la potenza divina su cui posso contare'. L'ormai ex cardinale Ratzinger si rivolge a quelli che fino a poche ore prima erano stati i suoi ''colleghi'': 'A voi, Signori Cardinali, con animo grato per la fiducia dimostratami, chiedo di sostenermi con la preghiera e con la costante, attiva e sapiente collaborazione. Chiedo anche a tutti i Fratelli nell’Episcopato di essermi accanto con la preghiera e col consiglio, perché possa essere veramente il Servus servorum Dei'. Il Papa, poi, si concentra sulle linee programmatiche del suo Pontificato. 'Voglio affermare con forza - chiarisce ai Cardinali - la decisa volontà di proseguire nell’impegno di attuazione del Concilio Vaticano II, sulla scia dei miei Predecessori e in fedele continuità con la bimillenaria tradizione della Chiesa'. Poi il richiamo all'Ut unum sint: 'L’attuale Successore di Pietro si assume come impegno primario quello di lavorare senza risparmio di energie alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo. Questa è la sua ambizione, questo il suo impellente dovere. Egli è cosciente che per questo non bastano le manifestazioni di buoni sentimenti. Occorrono gesti concreti che entrino negli animi e smuovano le coscienze, sollecitando ciascuno a quella conversione interiore che è il presupposto di ogni progresso sulla via dell’ecumenismo'. Infine un messaggio all'intera famiglia umana. 'A tutti - l'appello di Benedetto XVI - mi rivolgo con semplicità ed affetto, per assicurare che la Chiesa vuole continuare a tessere con loro un dialogo aperto e sincero, alla ricerca del vero bene dell’uomo e della società'.
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