Benedetto XVI ha recitato il Regina Coeli del Lunedì dell'Angelo dalla residenza di Castel Gandolfo dove si è trasferito per qualche giorno di riposo. In questa occasione il Papa ha voluto ricordare il cinquecentesimo anniversario dell'inizio dei lavori della Basilica di San Pietro. '500 anni or sono, precisamente il 18 aprile 1506 - ha spiegato - il Papa Giulio II poneva la prima pietra della nuova Basilica di San Pietro, che il mondo intero ammira nella possente armonia delle sue forme. Desidero ricordare con gratitudine i Sommi Pontefici che hanno voluto quest’opera straordinaria sulla tomba dell’Apostolo Pietro. Ricordo con ammirazione gli artisti che hanno contribuito con il loro genio a edificarla e decorarla, come pure sono grato al personale della Fabbrica di San Pietro che egregiamente provvede alla manutenzione e alla salvaguardia di un così singolare capolavoro d’arte e di fede'. 'Possa la circostanza felice del cinquecentesimo anniversario - ha auspicato il Pontefice - risvegliare in tutti i cattolici il desiderio di essere pietre vive per la costruzione della Chiesa santa, nella quale risplende la luce di Cristo, attraverso la carità vissuta e testimoniata davanti al mondo'.
domenica 25 aprile 2010
17 aprile 2006 - Il Papa: 'I cattolici siano pietre vive'
Benedetto XVI ha recitato il Regina Coeli del Lunedì dell'Angelo dalla residenza di Castel Gandolfo dove si è trasferito per qualche giorno di riposo. In questa occasione il Papa ha voluto ricordare il cinquecentesimo anniversario dell'inizio dei lavori della Basilica di San Pietro. '500 anni or sono, precisamente il 18 aprile 1506 - ha spiegato - il Papa Giulio II poneva la prima pietra della nuova Basilica di San Pietro, che il mondo intero ammira nella possente armonia delle sue forme. Desidero ricordare con gratitudine i Sommi Pontefici che hanno voluto quest’opera straordinaria sulla tomba dell’Apostolo Pietro. Ricordo con ammirazione gli artisti che hanno contribuito con il loro genio a edificarla e decorarla, come pure sono grato al personale della Fabbrica di San Pietro che egregiamente provvede alla manutenzione e alla salvaguardia di un così singolare capolavoro d’arte e di fede'. 'Possa la circostanza felice del cinquecentesimo anniversario - ha auspicato il Pontefice - risvegliare in tutti i cattolici il desiderio di essere pietre vive per la costruzione della Chiesa santa, nella quale risplende la luce di Cristo, attraverso la carità vissuta e testimoniata davanti al mondo'.
16 aprile 2006 - Pasqua, il Papa prega per la pace
Benedetto XVI - che festeggia nel giorno di Pasqua 79 anni - si è affacciato dalla Loggia delle Benedizioni della Basilica Vaticana per rivolgere il tradizionale messaggio ai popoli e alle nazioni e per impartire la solenne benedizione Urbi et Orbi. Il Papa ha invocato la pace per il mondo, soprattutto per quelle zone ancora sconvolte da guerre e violenze. 'Lo Spirito del Risorto - ha detto il Pontefice - porti, in particolare, sollievo e sicurezza in Africa alle popolazioni del Darfur, che versano in una drammatica situazione umanitaria non più sostenibile; a quelle della regione dei Grandi Laghi, dove molte piaghe sono ancora non rimarginate; ai vari popoli dell’Africa che aspirano alla riconciliazione, alla giustizia e allo sviluppo'. Il pensiero di Papa Benedetto XVI si è poi rivolto ad Iraq e Terra Santa. 'In Iraq sulla tragica violenza, che senza pietà continua a mietere vittime, prevalga finalmente la pace. Pace auspico vivamente anche per coloro che sono coinvolti nel conflitto in Terra Santa, invitando tutti ad un dialogo paziente e perseverante che rimuova gli ostacoli antichi e nuovi, evitando le tentazioni della rappresaglia ed educando le nuove generazioni ad un rispetto reciproco. La comunità internazionale, che riafferma il giusto diritto di Israele di esistere in pace, aiuti il popolo palestinese a superare le precarie condizioni in cui vive e a costruire il suo futuro, andando verso la costituzione di un vero e proprio Stato'. Infine Benedetto XVI non ha dimenticato l'America Latina. 'Lo Spirito del Risorto - ha auspicato il Papa - susciti un rinnovato dinamismo nell’impegno dei Paesi dell’America Latina, perché siano migliorate le condizioni di vita di milioni di cittadini, estirpata l’esecranda piaga dei sequestri di persona e consolidate le istituzioni democratiche, in spirito di concordia e di fattiva solidarietà'. E concludendo il messaggio Papa Ratzinger ha pregato affinchè 'il Signore risorto faccia sentire ovunque la sua forza di vita, di pace e di libertà. A tutti oggi sono rivolte le parole con le quali nel mattino di Pasqua l’angelo rassicurò i cuori intimoriti delle donne: Non abbiate paura! … Non è qui. È risuscitato'.
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venerdì 23 aprile 2010
15 aprile 2006 - Il Papa: 'La risurrezione è esplosione di luce'
'A Pasqua ci rallegriamo perché Cristo non è rimasto nel sepolcro, il suo corpo non ha visto la corruzione; appartiene al mondo dei viventi, non a quello dei morti; ci rallegriamo perché Egli è – come proclamiamo nel rito del Cero pasquale – l'Alfa e al contempo l'Omega, esiste quindi non soltanto ieri, ma oggi e per l'eternità'. Lo ha detto il Papa nell'omelia pronunciata in San Pietro nel corso della solenne Veglia Pasquale. Benedetto XVI si è concentrato, ovviamente, sul fenomeno della risurrezione. Questa è - ha spiegato il Pontefice - 'la più grande mutazione, il salto assolutamente più decisivo verso una dimensione totalmente nuova, che nella lunga storia della vita e dei suoi sviluppi mai si sia avuta: un salto in un ordine completamente nuovo, che riguarda noi e concerne tutta la storia'. 'La risurrezione - ha aggiunto Papa Benedetto - fu come un'esplosione di luce, un'esplosione dell'amore che sciolse l'intreccio fino ad allora indissolubile del muori e divieni. Essa inaugurò una nuova dimensione dell'essere, della vita, nella quale, in modo trasformato, è stata integrata anche la materia e attraverso la quale emerge un mondo nuovo'.
14 aprile 2006 - Il Papa e l'attualità della Via Crucis
Benedetto XVI ha presieduto al Colosseo la prima Via Crucis del Venerdì Santo del suo pontificato. E, nel saluto ai fedeli, il Papa ha voluto sottolineare l'attualità della rappresentazione della Passione di Cristo. 'La «Via Crucis» - ha sottolineato Papa Benedetto - non è una cosa del passato, e di un determinato punto della terra. La Croce del Signore abbraccia il mondo; la sua «Via Crucis» attraversa i continenti ed i tempi. Nella «Via Crucis» non possiamo essere solo spettatori. Nella «Via Crucis» non c'è la possibilità di essere neutrali'. In questo rito, ha proseguito Benedetto XVI, si possono sintetizzare le sofferenze del mondo di oggi. 'Nella Croce di Cristo oggi abbiamo visto la sofferenza dei bambini abbandonati, abusati; le minacce contro la famiglia; la divisione del mondo nella superbia dei ricchi che non vedono Lazzaro davanti alla porta e la miseria di tanti che soffrono fame e sete'.
mercoledì 21 aprile 2010
13 aprile 2006 - Il Papa compie il rito della lavanda dei piedi
Con la Messa in Coena Domini, come ogni Giovedì Santo, Benedetto XVI ha dato il via questa sera ai riti del Triduo Pasquale. Nella Basilica di San Giovanni in Laterano il Papa ha lavato i piedi di dodici sacerdoti e proprio questo gesto è stato al centro dell'omelia. 'Che cosa è che rende l'uomo immondo? - si è domandato il Pontefice -. È il rifiuto dell'amore, il non voler essere amato, il non amare. È la superbia che crede di non aver bisogno di alcuna purificazione, che si chiude alla bontà salvatrice di Dio. È la superbia che non vuole confessare e riconoscere che abbiamo bisogno di purificazione. In Giuda vediamo la natura di questo rifiuto ancora più chiaramente. Egli valuta Gesù secondo le categorie del potere e del successo: per lui solo potere e successo sono realtà, l'amore non conta. Ed egli è avido: il denaro è più importante della comunione con Gesù, più importante di Dio e del suo amore. E così diventa anche un bugiardo, che fa il doppio gioco e rompe con la verità; uno che vive nella menzogna e perde così il senso per la verità suprema, per Dio. In questo modo egli si indurisce, diventa incapace della conversione, del fiducioso ritorno del figliol prodigo, e butta via la vita distrutta'. Il gesto compiuto da Gesù prima dell'ultima cena - ha spiegato Benedetto XVI - ha un significato preciso anche nel mondo di oggi. 'Lavarci i piedi gli uni gli altri - ha detto Papa Ratzinger - significa soprattutto perdonarci instancabilmente gli uni gli altri, sempre di nuovo ricominciare insieme per quanto possa anche sembrare inutile. Significa purificarci gli uni gli altri sopportandoci a vicenda e accettando di essere sopportati dagli altri; purificarci gli uni gli altri donandoci a vicenda la forza santificante della Parola di Dio e introducendoci nel Sacramento dell'amore divino'.
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13 aprile 2006 - Il Papa: 'Sacerdote è amico di Gesù'
Il ruolo e il significato del sacerdozio al centro dell'omelia pronunciata stamane da Benedetto XVI in occasione della Messa Crismale del Giovedì Santo. 'Non vi chiamo più servi ma amici. È questo - ha osservato il Papa - il significato profondo dell'essere sacerdote: diventare amico di Gesù Cristo. Per questa amicizia dobbiamo impegnarci ogni giorno di nuovo. Amicizia significa comunanza nel pensare e nel volere'. 'L'amicizia con Gesù - ha proseguito il Pontefice - è per antonomasia sempre amicizia con i suoi. Possiamo essere amici di Gesù soltanto nella comunione con il Cristo intero, con il capo e il corpo; nella vite rigogliosa della Chiesa animata dal suo Signore'. Infine un'osservazione rivolta al mondo contemporaneo. 'Il mondo ha bisogno di Dio - ha sottolineato Papa Benedetto - non di un qualsiasi dio, ma del Dio di Gesù Cristo, del Dio che si è fatto carne e sangue, che ci ha amati fino a morire per noi, che è risorto e ha creato in se stesso uno spazio per l'uomo'.
giovedì 15 aprile 2010
12 aprile 2006 - Il Papa: 'Il male non ha l'ultima parola'
L'imminenza della Pasqua al centro dell'Udienza Generale di oggi tenuta dal Papa nell'Aula Paolo VI. 'Per una proficua celebrazione della Pasqua - ha ricordato Benedetto XVI ai fedeli - la Chiesa chiede ai fedeli di accostarsi in questi giorni al sacramento della Penitenza, che è come una specie di morte e di risurrezione per ognuno di noi'. 'Prepararsi alla Pasqua con una buona confessione - ha aggiunto il Pontefice - resta un adempimento da valorizzare appieno, perché ci offre la possibilità di ricominciare di nuovo la nostra vita e di avere realmente un nuovo inizio nella gioia del Risorto e nella comunione del perdono datoci da Lui. Consapevoli di essere peccatori, ma fiduciosi nella misericordia divina, lasciamoci riconciliare da Cristo per gustare più intensamente la gioia che Egli ci comunica con la sua risurrezione'. Benedetto XVI ha infine ricordato che 'il male non ha l'ultima parola, perché a vincere è Cristo crocifisso e risorto e il suo trionfo si manifesta con la forza dell’amore misericordioso. La sua risurrezione ci dà questa certezza: nonostante tutta l’oscurità che vi è nel mondo, il male non ha l’ultima parola. Sorretti da questa certezza potremo con più coraggio ed entusiasmo impegnarci perché nasca un mondo più giusto'.
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