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sabato 29 gennaio 2011

19 aprile 2008 - Il Papa negli USA: 'Il male è stato sconfitto'

‘I miei anni da teenager sono stati rovinati da un regime infausto che pensava di possedere tutte le risposte; il suo influsso crebbe – penetrando nelle scuole e negli organismi civili come anche nella politica e addirittura nella religione – prima di essere pienamente riconosciuto per quel mostro che era’. Il Papa ha parlato così della sua giovinezza incontrando i giovani e i seminaristi nel Seminario di St. Joseph a New York. Il nazismo – ha proseguito Benedetto XVI – ‘mise Dio al bando, e così diventò inaccessibile per tutto ciò che era vero e buono’. ‘Ringraziamo Dio – ha aggiunto il Pontefice - perché oggi molti della vostra generazione sono in grado di godere le libertà che sono emerse grazie alla diffusione della democrazia e del rispetto dei diritti umani. Ringraziamo Dio per tutti coloro che si battono per assicurare che voi possiate crescere in un ambiente che coltiva ciò che è bello, buono e vero’. Tuttavia – ha ammonito Papa Ratzinger – ‘il potere distruttivo rimane. Sostenere il contrario significherebbe ingannare se stessi. Ma esso non trionferà mai; è stato sconfitto’. Il Papa – infine – ha spiegato che ‘la verità non è un’imposizione. Né è semplicemente un insieme di regole. È la scoperta di Uno che non ci tradisce mai; di Uno del quale possiamo sempre fidarci. Nel cercare la verità arriviamo a vivere in base alla fede perché, in definitiva, la verità è una persona: Gesù Cristo. La speranza che mai delude è Gesù Cristo. I santi ci mostrano l’amore disinteressato del suo cammino. Come discepoli di Cristo, i loro tragitti straordinari si svilupparono all’interno di quella comunità della speranza che è la Chiesa. È dall’interno della Chiesa che anche voi troverete il coraggio ed il sostegno per camminare sulla via del Signore’.

domenica 16 gennaio 2011

15 agosto 2007 - Il Papa: 'L'amore vince l'egoismo'

Il Papa ha usato l’immagine del dragone che vuole mangiare il Dio fattosi bambino come filo conduttore dell’omelia pronunciata nel corso della Messa per la Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Benedetto XVI identifica il dragone sconfitto con ‘la dittatura del nazismo e la dittatura di Stalin’ che ‘avevano tutto il potere, penetravano ogni angolo. Appariva impossibile che, a lunga scadenza, la fede potesse sopravvivere davanti a questo dragone così forte, che voleva divorare il Dio fattosi bambino e la donna, la Chiesa. Ma in realtà, anche in questo caso alla fine, l’amore fu più forte dell’odio’. Il dragone – prosegue il Pontefice – esiste anche oggi ‘nella forma delle ideologie materialiste che ci dicono: è assurdo pensare a Dio; è assurdo osservare i comandamenti di Dio; è cosa di un tempo passato. Vale soltanto vivere la vita per sé. Prendere in questo breve momento della vita tutto quanto ci è possibile prendere. Vale solo il consumo, l’egoismo, il divertimento. Questa è la vita. Così dobbiamo vivere. E di nuovo, sembra assurdo, impossibile opporsi a questa mentalità dominante, con tutta la sua forza mediatica, propagandistica. Sembra impossibile oggi ancora pensare a un Dio che ha creato l’uomo e che si è fatto bambino e che sarebbe il vero dominatore del mondo’. Il dragone – spiega il Papa – non è invincibile perché ‘anche adesso resta vero che Dio è più forte del dragone, che l’amore vince e non l’egoismo’. ‘Anche oggi – conclude Papa Ratzinger - questo Dio debole è forte: è la vera forza. E così la festa dell’Assunta è l’invito ad avere fiducia in Dio ed è anche invito ad imitare Maria in ciò che Ella stessa ha detto: Sono la serva del Signore, mi metto a disposizione del Signore’.

martedì 6 luglio 2010

28 maggio 2006 - Il Papa tedesco visita Auschwitz

L'ultima tappa del Viaggio Apostolico in Polonia di Benedetto XVI è forse il momento più toccante: la visita del Papa tedesco al campo di sterminio nazista di Auschwitz. 'Prendere la parola in questo luogo di orrore, di accumulo di crimini contro Dio e contro l'uomo che non ha confronti nella storia - ha esordito un emozionato Papa Benedetto - è quasi impossibile ed è particolarmente difficile e opprimente per un cristiano, per un Papa che proviene dalla Germania. In un luogo come questo vengono meno le parole, in fondo può restare soltanto uno sbigottito silenzio – un silenzio che è un interiore grido verso Dio: Perché, Signore, hai taciuto?'. Il Papa non ha nascosto le responsabilità della Germania e ha avuto parole di fuoco nei confronti di Hitler e del nazismo. 'Io sono oggi qui - ha spiegato Papa Ratzinger - come figlio del popolo tedesco: Non potevo non venire qui. Dovevo venire. Era ed è un dovere di fronte alla verità e al diritto di quanti hanno sofferto, un dovere davanti a Dio, di essere qui come successore di Giovanni Paolo II e come figlio del popolo tedesco figlio di quel popolo sul quale un gruppo di criminali raggiunse il potere mediante promesse bugiarde, in nome di prospettive di grandezza, di ricupero dell'onore della nazione e della sua rilevanza, con previsioni di benessere e anche con la forza del terrore e dell'intimidazione, cosicché il nostro popolo poté essere usato ed abusato come strumento della loro smania di distruzione e di dominio'. Da Auschwitz l'umanità - ha auspicato Benedetto XVI - sappia trarre la giusta lezione. 'Il luogo in cui ci troviamo è un luogo della memoria, è il luogo della Shoah. Il passato non è mai soltanto passato. Esso riguarda noi e ci indica le vie da non prendere e quelle da prendere. Dietro queste lapidi - ha concluso - si cela il destino di innumerevoli esseri umani. Essi scuotono la nostra memoria, scuotono il nostro cuore. Non vogliono provocare in noi l'odio: ci dimostrano anzi quanto sia terribile l'opera dell'odio. Vogliono portare la ragione a riconoscere il male come male e a rifiutarlo; vogliono suscitare in noi il coraggio del bene, della resistenza contro il male'. Lasciato il campo di Auschwitz, Benedetto XVI si è trasferito all'aeroporto di Varsavia per imbarcarsi sul volo che lo ha riportato in Italia.

venerdì 18 giugno 2010

25 maggio 2006 - Il Papa è in Polonia

'Il percorso del mio cammino in questo viaggio in Polonia è segnato dalle tracce della vita e del servizio pastorale di Karol Wojtyla e dall’itinerario che ha percorso da Papa pellegrino nella propria patria'. Lo ha detto Benedetto XVI nel suo discorso all'aeroporto di Varsavia, in Polonia, meta del suo secondo viaggio apostolico internazionale. Tra le tappe che saranno toccate dal Papa anche il campo di sterminio nazista di Auschwitz. 'Lì - ha detto il Pontefice - spero di incontrare soprattutto i superstiti delle vittime del terrore nazista, provenienti da diverse nazioni, che hanno sofferto la tragica oppressione. Pregheremo tutti insieme affinché le piaghe del secolo scorso guariscano sotto la medicazione che il buon Dio ci indica chiamandoci al perdono reciproco, e ci offre nel mistero della sua misericordia'. Il primo appuntamento pubblico di questo viaggio apostolico si è svolto nella cattedrale di san Giovanni dove Benedetto XVI ha incontrato il clero polacco. 'La Chiesa in Polonia - ha detto il Papa - si trova dinanzi ad una grande sfida pastorale: quella di prendersi cura dei fedeli che hanno lasciato il Paese. La piaga della disoccupazione costringe numerose persone a partire verso l’estero. È un fenomeno diffuso su vasta scala. Quando le famiglie vengono in tal modo divise, quando si infrangono i legami sociali, la Chiesa non può rimanere indifferente'. 'Il dono di numerose vocazioni, con cui Dio ha benedetto la vostra Chiesa - ha concluso Papa Benedetto - deve essere accolto in prospettiva veramente cattolica. Sacerdoti polacchi, non abbiate paura di lasciare il vostro mondo sicuro e conosciuto, per servire là dove mancano i sacerdoti e dove la vostra generosità può portare un frutto copioso'. Successivamente il Papa ha incontrato i rappresentanti della comunità luterana ai quali ha ribadito di 'considerare una priorità del mio ministero la restituzione della piena e visibile unità tra i cristiani'.

mercoledì 14 aprile 2010

6 aprile 2006 - Il Papa 'a tu per tu' con i giovani

Un incontro aperto, quasi a tu per tu quello che Benedetto XVI ha avuto oggi in piazza San Pietro con i ragazzi della Diocesi di Roma in dell’incontro in preparazione alla XXI Giornata Mondiale della Gioventù. Alle domande il Papa risponde a braccio. A un quesito sull'amore il Pontefice risponde ricordando che il matrimonio è 'seguire l’altro nell’amore e così divenire un’unica esistenza, una sola carne, e perciò inseparabili; una nuova esistenza che nasce da questa comunione d’amore, che unisce e così anche crea futuro'. Una vita felice - rammenta ancora Benedetto XVI - si ottiene rinunciando a qualcosa. 'Sappiamo tutti - osserva il Papa - che per arrivare ad un traguardo nello sport e nella professione ci vogliono disciplina e rinunce, ma poi tutto questo è coronato dal successo, dall’aver raggiunto una meta auspicabile. Così anche la vita stessa, cioè il divenire uomini secondo il disegno di Gesù, esige rinunce; esse però non sono una cosa negativa, al contrario aiutano a vivere da uomini con un cuore nuovo, a vivere una vita veramente umana e felice'. 'Poiché esiste una cultura consumistica che vuole impedirci di vivere secondo il disegno del Creatore - avverte ancora Papa Ratzinger - noi dobbiamo avere il coraggio di creare isole, oasi, e poi grandi terreni di cultura cattolica, nei quali si vive il disegno del Creatore'. Rispondendo ad un'altra domanda Papa Benedetto invita i giovani ad una sfida: riportare Dio nella dimensione pubblica. 'Si vuole ridurre Dio al privato, ad un sentimento, come se Lui non fosse una realtà oggettiva e così ognuno si forma il suo progetto di vita. Dobbiamo rendere nuovamente presente Dio nelle nostre società. Mi sembra questa la prima necessità - spiega Benedetto XVI - che Dio sia di nuovo presente nella nostra vita, che non viviamo come se fossimo autonomi, autorizzati ad inventare cosa siano la libertà e la vita. Dobbiamo prendere atto di essere creature, costatare che c’è un Dio che ci ha creati e che stare nella sua volontà non è dipendenza ma un dono d’amore che ci fa vivere'. Infine il Papa si lascia andare ai suoi ricordi, alla sua vocazione nata durante il nazismo. 'Vi era il regime nazista - rammenta il Pontefice - che affermava a voce alta: Nella nuova Germania non ci saranno più sacerdoti, non ci sarà più vita consacrata, non abbiamo più bisogno di questa gente; cercatevi un’altra professione. Ma proprio sentendo queste voci forti, nel confronto con la brutalità di quel sistema dal volto disumano, ho capito che c’era invece molto bisogno di sacerdoti. Questo contrasto, il vedere quella cultura antiumana, mi ha confermato nella convinzione che il Signore, il Vangelo, la fede ci mostravano la strada giusta e noi dovevamo impegnarci perché sopravvivesse questa strada. In questa situazione, la vocazione al sacerdozio è cresciuta quasi naturalmente insieme con me e senza grandi avvenimenti di conversione'.

martedì 26 gennaio 2010

14 agosto 2005 - Il Papa ricorda i martiri di Auschwitz

Prendendo spunto dalle ricorrenze liturgiche di questi giorni, Benedetto XVI ha evidenziato nel corso dell'Angelus di oggi alcuni 'fulgidi esempi di eroismo evangelico'. In particolare l'attenzione del Papa si è concentrata su due santi martiri, uccisi nei lagher nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. 'Abbiamo ricordato - ha detto il Pontefice - una martire del nostro tempo, santa Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein, compatrona d’Europa, morta in campo di concentramento'. 'Proprio oggi - ha aggiunto Papa Benedetto - la liturgia ci presenta un martire della carità, che suggellò la sua testimonianza di amore a Cristo nel bunker della fame di Auschwitz: san Massimiliano Maria Kolbe, immolatosi volontariamente al posto di un padre di famiglia'.