Visualizzazione post con etichetta Umiltà. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Umiltà. Mostra tutti i post

domenica 6 febbraio 2011

25 dicembre 2008 - Natale, il Papa: 'Dove c'è Dio c'è pace'

Benedetto XVI ha presieduto nella Basilica Vaticana la messa della Notte di Natale. In questa solennità si vede l’umiltà di Dio – ha osservato il Papa- ‘Egli si china, viene, proprio Lui, come bimbo giù fin nella miseria della stalla, simbolo di ogni necessità e stato di abbandono degli uomini. Dio scende realmente. Diventa un bambino e si mette nella condizione di dipendenza totale che è propria di un essere umano appena nato. Il Creatore che tutto tiene nelle sue mani, dal quale noi tutti dipendiamo, si fa piccolo e bisognoso dell’amore umano’. La gloria di Dio – ha aggiunto il Pontefice – è la pace. ‘Dove c’è Lui, là c’è pace. Egli è là dove gli uomini non vogliono fare in modo autonomo della terra il paradiso, servendosi a tal fine della violenza. Egli è con le persone dal cuore vigilante; con gli umili e con coloro che corrispondono alla sua elevatezza, all’elevatezza dell’umiltà e dell’amore. A questi dona la sua pace, perché per loro mezzo la pace entri in questo mondo’. Guardando al Bambino di Betlemme il Papa ha rivolto il suo pensiero a tutti i bambini. Ognuno – ha sottolineato Benedetto XVI – ‘chiede il nostro amore. Pensiamo pertanto in questa notte in modo particolare anche a quei bambini ai quali è rifiutato l’amore dei genitori. Ai bambini di strada che non hanno il dono di un focolare domestico. Ai bambini che vengono brutalmente usati come soldati e resi strumenti della violenza, invece di poter essere portatori della riconciliazione e della pace. Ai bambini che mediante l’industria della pornografia e di tutte le altre forme abominevoli di abuso vengono feriti fin nel profondo della loro anima. Il Bambino di Betlemme è un nuovo appello rivolto a noi, di fare tutto il possibile affinché finisca la tribolazione di questi bambini’.

sabato 29 gennaio 2011

19 aprile 2008 - Il Papa negli USA: 'Dimostriamo umiltà'

‘La proclamazione della vita, della vita in abbondanza, deve essere il cuore della nuova evangelizzazione. La vera vita – la nostra salvezza – può essere trovata solo nella riconciliazione, nella libertà e nell’amore che sono doni gratuiti di Dio’. Lo ha detto Benedetto XVI nella messa celebrata nella cattedrale di New York. Benedetto XVI ha poi ammesso che ‘la luce della fede può essere attenuata dalla routine e lo splendore della Chiesa essere offuscato dai peccati e dalle debolezze dei suoi membri. L’offuscamento può derivare anche dagli ostacoli incontrati in una società che a volte sembra aver dimenticato Dio ed irritarsi di fronte alle richieste più elementari della morale cristiana’. In quanto 'forze vere di unità’ i cristiani – ha ribadito il Pontefice devono impegnarsi ‘ad essere i primi a cercare una riconciliazione interiore mediante la penitenza! Perdoniamo i torti subiti e soffochiamo ogni sentimento di rabbia e di contesa! Impegniamoci ad essere i primi a dimostrare l’umiltà e la purità di cuore necessarie per avvicinarci allo splendore della verità di Dio!’.

martedì 25 gennaio 2011

16 marzo 2008 - Il Papa si appella agli iracheni

Con la celebrazione della Domenica delle Palme e della Passione del Signore, Benedetto XVI ha aperto i riti della Settimana Santa. 'Per riconoscere Dio - ha spiegato il Papa - dobbiamo abbandonare la superbia che ci abbaglia, che vuole spingerci lontani da Dio, come se Dio fosse nostro concorrente. Per incontrare Dio bisogna divenire capaci di vedere col cuore di bambini, con un cuore. Dobbiamo imparare a vedere con un cuore giovane che non è ostacolato da pregiudizi e non è abbagliato da interessi. Così, nei piccoli che con un simile cuore libero ed aperto riconoscono Lui, la Chiesa ha visto l’immagine dei credenti di tutti i tempi, la propria immagine'. Nel corso dell'Angelus Papa Benedetto XVI ha voluto ricordare Mons. Rahho, Arcivescovo di Mosul, ucciso nei giorni scorsi in Iraq. 'La sua bella testimonianza di fedeltà a Cristo, alla Chiesa e alla sua gente, che nonostante numerose minacce non aveva voluto abbandonare, mi spinge - ha detto il Pontefice - ad alzare un forte e accorato grido: basta con le stragi, basta con le violenze, basta con l’odio in Iraq!'. Il Papa si è poi rivolto direttamente agli Iracheni che vivono da 5 anni 'le conseguenze di una guerra che ha provocato lo scompaginamento della vita civile e sociale: amato Popolo iracheno, solleva la tua testa e sii tu stesso, in primo luogo, ricostruttore della tua vita nazionale! Siano la riconciliazione, il perdono, la giustizia e il rispetto della convivenza civile tra tribù, etnie, gruppi religiosi, la solidale via alla pace nel nome di Dio!'.

lunedì 23 agosto 2010

14 settembre 2006 - Il Papa: 'I sacerdoti siano umili e zelanti'

Il sacerdozio non è un lavoro. E’ questo il messaggio lanciato dal Papa nel corso dell’incontro con il clero della città di Frisinga. ‘La chiamata – ha sostenuto Benedetto XVI - partendo dal cuore di Dio, deve sempre trovare la via al cuore dell’uomo. E tuttavia: proprio perché arrivi nei cuori degli uomini è necessaria anche la nostra collaborazione. Chiederlo al padrone della messe significa certamente innanzitutto pregare per questo, scuotere il suo cuore e dire: "Fallo per favore! Risveglia gli uomini! Accendi in loro l’entusiasmo e la gioia per il Vangelo!’. ‘Zelo, umiltà e riconoscimento dei propri limiti’ secondo il Pontefice sono caratteristiche proprie dei sacerdoti.’ Da una parte lo zelo: se veramente – ha spiegato Papa Benedetto - incontriamo Cristo sempre di nuovo, non possiamo tenercelo per noi stessi. Ci sentiamo spinti ad andare verso i poveri, gli anziani, i deboli, e così pure verso i bambini e i giovani, verso le persone nel pieno della loro vita; ci sentiamo spinti ad essere "annunciatori", apostoli di Cristo. Ma questo zelo, per non diventare vuoto e logorante per noi, deve collegarsi con l’umiltà, con la moderazione, con l’accettazione dei nostri limiti. Quante cose dovrebbero essere fatte – vedo che non ne sono capace’. Tutto ciò – ha concluso – ‘vale anche per il Papa: egli dovrebbe fare tante cose! E le mie forze semplicemente non bastano. Così devo imparare a fare ciò che posso e lasciare il resto a Dio e ai miei collaboratori’.

giovedì 17 giugno 2010

24 maggio 2006 - Il Papa: 'Gesù si adatta alla nostra debolezza'

Anche l'odierna Udienza Generale - come la precedente - è dedicata da Benedetto XVI alla figura dell'Apostolo Pietro. Parlando del primo Vescovo di Roma, il Papa ricorda come 'la scuola della fede non è una marcia trionfale, ma un cammino cosparso di sofferenze e di amore, di prove e di fedeltà da rinnovare ogni giorno'. 'Pietro che aveva promesso fedeltà assoluta - aggiunge il Pontefice - conosce l’amarezza e l’umiliazione del rinnegamento: lo spavaldo apprende a sue spese l’umiltà. Anche Pietro deve imparare a essere debole e bisognoso di perdono. Quando finalmente gli cade la maschera e capisce la verità del suo cuore debole di peccatore credente, scoppia in un liberatorio pianto di pentimento'. 'Pietro - conclude Papa Benedetto - è giunto ad affidarsi a quel Gesù che si è adattato alla sua povera capacità d’amore. E mostra così anche a noi la via, nonostante tutta la nostra debolezza. Sappiamo che Gesù si adegua a questa nostra debolezza. Noi lo seguiamo, con la nostra povera capacità di amore e sappiamo che Gesù è buono e ci accetta'.

sabato 6 febbraio 2010

7 dicembre 2005 - Il Papa: 'Dio difende i deboli'

Dio difende il debole. Lo ha ricordato Benedetto XVI nel corso dell'Udienza Generale dedicata al commento del Salmo 137. 'Dio fa la scelta di schierarsi in difesa dei deboli, delle vittime, degli ultimi: questo - ha spiegato il Papa nella catechesi - è reso noto a tutti i re, perché sappiano quale debba essere la loro opzione nel governo delle nazioni. Naturalmente è detto non solo ai re e a tutti i governi, ma a tutti noi, perché anche noi dobbiamo sapere quale scelta fare, qual è l'opzione: schierarci con gli umili, con gli ultimi, con i poveri e deboli'. Colui che è giusto - ha aggiunto Benedetto XVI - sa che 'il Signore non lo abbandonerà mai e stenderà la sua mano per sorreggerlo e guidarlo'. Dal Pontefice, infine, un invito alla speranza. 'Dobbiamo essere certi che, per quanto siano pesanti e tempestose le prove che ci attendono, noi non saremo mai abbandonati a noi stessi, non cadremo mai fuori delle mani del Signore, quelle mani che ci hanno creato e che ora ci seguono nell’itinerario della vita'.