
Benedetto XVI è giunto in Austria per l'850° anniversario del Santuario di Mariazell. Nel corso dell'incontro le Autorità e il Corpo Diplomatico il Papa ha parlato dell'Europa che 'sarà per tutti luogo gradevolmente abitabile solo se verrà costruita su un solido fondamento culturale e morale di valori comuni che traiamo dalla nostra storia e dalle nostre tradizioni. L’Europa non può e non deve rinnegare le sue radici cristiane. Esse sono una componente dinamica della nostra civiltà per il cammino nel terzo millennio'. Con l'Europa si collega la globalizzazione, un processo che non puo' essere bloccato 'ma - ha ammonito Benedetto XVI - è un compito urgente ed una grande responsabilità della politica quella di dare alla globalizzazione ordinamenti e limiti adatti ad evitare che essa si realizzi a spese dei Paesi più poveri e delle persone povere nei Paesi ricchi e vada a scapito delle generazioni future'. Il Pontefice ha poi affrontato le questioni etiche e bioetiche. 'Il diritto umano fondamentale - ha sottolineato Papa Ratzinger - è il diritto alla vita stessa. Ciò vale per la vita dal concepimento sino alla sua fine naturale. L’aborto, di conseguenza, non può essere un diritto umano, è il suo contrario'. Pertanto Benedetto XVI si è appellato 'ai responsabili della politica, affinché non permettano che i figli vengano considerati come casi di malattia né che la qualifica di ingiustizia attribuita dal Vostro ordinamento giuridico all’aborto venga di fatto abolita. Incoraggiate, Vi prego, i giovani, che con il matrimonio fondano nuove famiglie, a divenire madri e padri! Con ciò farete del bene a loro medesimi, ma anche all’intera società. Vi confermo anche decisamente nelle Vostre premure politiche di favorire condizioni che rendano possibile alle giovani coppie di allevare dei figli'. Infine una nuova condanna dell'eutanasia. 'C’è da temere - è la preoccupazione del Papa - che un giorno possa essere esercitata una pressione non dichiarata o anche esplicita sulle persone gravemente malate o anziane, perché chiedano la morte o se la diano da sé. La risposta giusta alla sofferenza alla fine della vita è un’attenzione amorevole, l’accompagnamento verso la morte – in particolare anche con l’aiuto della medicina palliativa – e non un attivo aiuto a morire'.
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